martedì 15 febbraio 2022

                                                                   DONNE

“È SUCCESSO TUTTO LÌ, DENTRO IL TUBO. CON LUI CHE CONTINUAVA A RIPETERE QUEL SUONO FASTIDIOSO...” - IL RACCONTO DELLA 26ENNE VIOLENTATA IL 9 AGOSTO, VICINO ALL’OSPEDALE SAN RAFFAELE DI MILANO: “HO SENTITO UNA PRESENZA DIETRO DI ME, MI SONO VOLTATA UN ATTIMO E L'HO VISTO. MI SONO SPOSTATA MA LUI NON MI SUPERAVA. FINCHÉ SONO ARRIVATA DAVANTI A QUEL FOSSATO E LUI MI HA SPINTO DENTRO. IL FOSSATO FINISCE IN UN BUCO E NEL BUCO C'ERA UN TUBO. IO URLAVO, LO IMPLORAVO: TI PREGO, TI PREGO, NON FARMI DEL MALE. PER ZITTIRMI MI HA MESSO LA SUA MANO LERCIA SULLA BOCCA, MI STAVA..."

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Giusi Fasano per il "Corriere della Sera"

 

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE

«È andata così e quel che è successo non si può cambiare, purtroppo. Ma alle donne che come me hanno subito un torto così grande vorrei dire: possiamo farcela, possiamo uscire anche da una notte così buia. Dobbiamo solo resistere e cercare un po' di luce nelle persone che ci vogliono bene. Io ho le mie bambine. È per loro che provo ogni giorno a scrollarmi di dosso lo schifo di quella mattina».

 

È stato il 9 agosto dell'anno scorso. Questa ragazza di 26 anni dai lunghi capelli castani racconta dell'uomo che l'ha violentata e si impone un mezzo sorriso, ogni tanto. Per dire a se stessa che, appunto, ce la farà, ce la può fare. Mostra le foto delle sue due bambine, la prima (avuta a quasi 17 anni) quest' anno ne compirà 9, la piccola ne ha 7. «Mai gli dirò di quello che mi è successo», giura.

 

ospedale san raffaele milanoOSPEDALE SAN RAFFAELE MILANO

Quello che le è successo è stato vicino all'ospedale San Raffaele, dove lavorava e lavora ancora oggi. Un paio di settimane dopo lui - un egiziano in Italia da irregolare - è stato arrestato e andrà davanti al giudice a marzo.

 

«Della sua sorte non mi importa nulla» dice lei. «Non voglio né vederlo in udienza né lo potrò mai perdonare. La sola cosa che desidero è che resti in carcere. La sola cosa che voglio sapere di lui è quanti anni rimarrà dentro».

 

Com' è cominciato tutto?

VIOLENZA SESSUALEVIOLENZA SESSUALE

«Erano le 6.30/6.40. Sono scesa alla fermata del metrò di Cascina Gobba. Per arrivare all'ospedale c'è un tratto a piedi. Avevo le cuffiette, ho sentito una presenza dietro di me, mi sono voltata un attimo e l'ho visto. Aveva pantaloncini corti e uno zainetto sulle spalle.

 

Credevo che andasse di fretta così mi sono spostata per dire: passa. Ma lui non mi superava e ho cominciato a innervosirmi, ho accelerato il passo. Finché sono arrivata davanti a quel fossato e lui mi ha spinto dentro. Il fossato finisce in un buco e nel buco c'era un tubo... È successo tutto lì, dentro il tubo. Con lui che continuava a ripetere quel suono fastidioso...».

 

Quale suono?

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE

«Ssst. Ha detto soltanto questo per tutto il tempo: ssst. Lo sento ancora adesso quel sibilo maligno: ssst. Io urlavo, lo imploravo: ti prego, ti prego, non farmi del male. Per zittirmi a un certo punto mi ha messo la sua mano lercia sulla bocca, ma mi chiudeva anche il naso e mi stava soffocando.

 

Ho pensato alle mie bambine, ho avuto paura che non sarei mai più uscita viva da quel buco. Il suo ginocchio premeva sulla mia schiena. Non potevo fare nulla, soltanto aspettare che finisse».

violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE

 

È riuscita a vederlo mentre scappava?

«No. Ero terrorizzata. Ho aspettato un po' prima di uscire da quel posto lurido perché avevo paura che fosse fuori ad aspettarmi. Sono riemersa che erano più o meno le sette. Sono arrivata al San Raffaele che mi guardavano tutti. Ero sporca, spettinata, piena di terra... uno schifo. Ho raggiunto le colleghe che tremavo. Una di loro mi ha portato al pronto soccorso».

 

Poi ha raccontato tutto alla polizia.

stuproSTUPRO

«Sì, dopo la visita al soccorso antiviolenza è venuta l'ispettrice che poi ha seguito la mia storia. Bravissima, non finirò mai di ringraziarla. Sono dovuta tornare nel buco con una pattuglia per le indagini: hanno trovato e preso il mio elastico dei capelli e le cuffiette che mi erano cadute, hanno cominciato a guardare i filmati delle telecamere del mio percorso. Mi seguiva dalla stazione del metrò».

 

Le ha rubato niente?

«No. Voleva solo quello, non ha preso né la borsa né il telefono, niente. Mi ha rubato la serenità e la spensieratezza. Non sono più la stessa».

 

Ha paura?

VIOLENZE SESSUALIVIOLENZE SESSUALI

«Ho tutte le paure del mondo. Mi spavento se un uomo mi fissa, mi spavento se un uomo viene verso di me, mi spavento se ho la sensazione di avere qualcuno alle spalle. Ho paura degli uomini. Mi sento più sola e mi sembra che non ci sia una persona che mi capisca davvero. Il padre delle bambine è ricomparso da poco ma con lui non ho avuto contatti per anni. Con il fidanzato ho rotto. Insomma: non è facile. Ma va ogni giorno un po' meglio. Deve andare meglio».

ospedale san raffaeleOSPEDALE SAN RAFFAELE

 

Ha rifatto quella strada?

«Non potrei mai. Ho cambiato rotta. Sono tornata a lavoro dopo un mese e da allora prendo l'autobus. Allungo la strada di parecchio ma non mi importa. Da lì non voglio passare mai più».

 

Quando l'hanno arrestato che cosa ha pensato?

«Mi sono sentita sollevata ma non ho pensato altro. Lui per me è meno di nulla».

 

Se le chiedesse perdono?

VIOLENZA SESSUALEVIOLENZA SESSUALE

«Non ci penso minimamente».

 

Cosa disse quel giorno tornando casa dalle sue bambine?

«Mi hanno visto triste e ammaccata e hanno fatto domande, ovviamente. Ho detto che sono caduta. E loro: ma mamma, come fai a cadere? Sono andata in bagno e sono scoppiata a piangere. Per loro fingo che vada tutto bene anche quando non va tutto bene. Ce la farò ma è ancora troppo presto: una parte di me è ancora in quel buco».

 

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lunedì 14 febbraio 2022

                                                                     GUERRA


GLI AMERICANI GUARDANO L'UCRAINA MA VEDONO TAIWAN - IL GENERALE AMERICANO JOHN ALLEN, EX COMANDANTE NATO IN AFGHANISTAN: “?UN'AGGRESSIONE ALL'UCRAINA  AUMENTERÀ L'ATTENZIONE AMERICANA VERSO L'ASIA ORIENTALE. AVREMO BISOGNO DI RELAZIONARCI ALLA CINA E ALLA RUSSIA, MA CIÒ NON VUOL DIRE CHE POSSIAMO ANDARE AVANTI COME SE NIENTE FOSSE" - "L'UCRAINA È SOTTO ATTACCO DA MESI. LE GUERRE SI COMBATTONO IN DOMINI MULTIPLI E QUELLO FISICO È SOLO UNO DI ESSI” - “NON PENSO CHE PUTIN SIA IRRAZIONALE O PAZZO. CAPISCE L'OCCIDENTE PROBABILMENTE MEGLIO DI QUANTO NOI CAPIAMO LUI. IL SUO INTENTO È…”

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Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

john allenJOHN ALLEN

Mentre molti europei si interrogano se e quando scoppierà la guerra in Ucraina, per John Allen, presidente del Brookings Institution, il maggiore think tank Usa, ed ex comandante delle forze Nato in Afghanistan, il conflitto è per molti aspetti già iniziato.

 

Generale, come valuta gli avvertimenti dell'Amministrazione Biden che l'invasione russa potrebbe iniziare a giorni e che non è escluso che Kiev sia bombardata?

«Innanzitutto bisogna ricordare che l'Ucraina non costituisce alcuna minaccia per la Russia e che questa crisi è artificiosamente creata da Putin e dagli oligarchi.

 

Possiamo fare speculazioni su un attacco sulla capitale ma solo i russi lo sanno. Se intendono compiere un'operazione decisiva nel "dominio fisico" per abbattere ogni resistenza ucraina rapidamente, la logica può indicare un attacco per "decapitare" il "comando e controllo".

 

Biden PutinBIDEN PUTIN

Non so cosa faranno ma ricordiamo che l'Ucraina è già sotto attacco da mesi nel dominio cibernetico e in quello dell'informazione. Nel XXI secolo le guerre si combattono in domini multipli e quello fisico, tradizionale, con gli aerei che sganciano bombe, i missili, i carri armati, le navi è solo uno di essi.

 

Per molti aspetti i domini chiave dei conflitti del XXI secolo sono l'informazione (per controllare la narrazione) e il cyberspazio, sfruttando il fatto che i Paesi sviluppati dipendono da esso per la coesione sociale e la qualità della vita (servizi medici, transazioni finanziarie, autostrade, aeroporti)».

vladimir putin emmanuel macron.VLADIMIR PUTIN EMMANUEL MACRON.

 

La strategia di Biden di rivelare in modo aggressivo l'intelligence sui piani russi è senza precedenti, forse dalla crisi dei missili a Cuba. È un deterrente sufficiente?

«I russi hanno creduto a lungo di poter operare impunemente nei domini cibernetico e dell'informazione. Hanno cercato per anni di destabilizzare le democrazie, inclusi Usa e Italia.

 

Adesso gli Stati Uniti stanno contestando la Russia in questi spazi. Non intendiamo intervenire nel dominio fisico per conto degli ucraini, ma non permetteremo che i russi agiscano impunemente negli altri due.

 

XI JINPING E VLADIMIR PUTINXI JINPING E VLADIMIR PUTIN

Sotto alcuni aspetti questa strategia non ha precedenti se paragonata alle azioni che avremmo intrapreso nel XX secolo ma questo è un conflitto multi-dominio del XXI secolo».

 

Gideon Rachman sul «Financial Times» pone il dubbio se si stia negoziando con «Putin il razionale» o con «Vlad the Mad» (il pazzo).

«Non penso che Putin sia instabile, irrazionale o pazzo, è un errore giudicarlo tale. Putin capisce l'Occidente probabilmente meglio di quanto noi capiamo lui. Solo lui sa che cosa funziona come deterrente.

john allen 1JOHN ALLEN 1

 

Primo, è chiaro che il suo intento è di aumentare la sua influenza rispetto al suo '"estero vicino": non vuole che l'Ucraina diventi un'altra postazione Usa o occidentale al confine russo che potrebbe, secondo lui, destabilizzare nel tempo la sua capacità di governo in Russia.

 

UCRAINA - LE FORZE IN CAMPOUCRAINA - LE FORZE IN CAMPO

Secondo, vuole avere voce nell'architettura di sicurezza dell'Europa ma dal 2014 quando la Russia ha separato la Crimea dall'Ucraina si è chiusa la possibilità di dialogo su questo. Ha minato la nostra capacità di parlare con una sola voce sulla sicurezza europea e alcuni partner europei hanno visioni diverse sulla possibilità che usi il gas contro l'Europa e su come reagire.

 

Ma alla fine scommetto che se Putin invaderà l'Ucraina e se vedremo molti morti militari e civili e se i russi causeranno in pieno inverno migliaia di rifugiati, non ci saranno tanti governi europei ambivalenti sulle sanzioni universali contro Putin e la Russia.

 

Penso che un altro suo obiettivo sia separare gli Usa dall'Europa e dalla Nato. Se invade l'Ucraina sarà controproducente per lui. Un attacco potrebbe aumentare l'orientamento e l'impegno americano verso l'Europa».

incontro virtuale joe biden vladimir putinINCONTRO VIRTUALE JOE BIDEN VLADIMIR PUTIN

 

Quali sono i rischi dell'alleanza tra Cina e Russia?

«Non penso ci siano dubbi che entrambi questi governi autoritari vogliano ridurre l'influenza americana nel mondo e stiano lavorando sia separatamente che insieme a tal fine. In questo rapporto ridefinito la Russia è il "partner junior".

 

E dato il testo della dichiarazione congiunta sino-russa in cui la Cina appoggia le richieste di Mosca in Europa e condanna l'espansione della Nato, bisogna aspettarsi che un'invasione russa dell'Ucraina dovrebbe prima essere approvata dal partner senior: la Cina.

 

john allen 2JOHN ALLEN 2

Quindi bisogna chiedersi: anche la Cina dovrebbe essere ritenuta responsabile? Ma non dirò mai che questa è una nuova Guerra fredda. È facile usare vecchi nomi ma la Guerra fredda era dominata dal potenziale di uno scontro termo-nucleare. Questa è una nuova era di contese.

 

Qualunque cosa accada avremo bisogno di relazionarci alla Cina e alla Russia, ma ciò non vuol dire che le democrazie liberali possano andare avanti come se niente fosse dopo un'aggressione all'Ucraina - che peraltro aumenterà inevitabilmente l'attenzione americana verso l'Asia Orientale e Taiwan».

CRISI UCRAINACRISI UCRAINATENSIONE RUSSIA UCRAINATENSIONE RUSSIA UCRAINAGli europei e la crisi in UcrainaGLI EUROPEI E LA CRISI IN UCRAINAminacce di guerra russia ucrainaMINACCE DI GUERRA RUSSIA UCRAINAminacce di guerra russia ucrainaMINACCE DI GUERRA RUSSIA UCRAINA

putin bidenPUTIN BIDENCONFERENZA STAMPA DI VLADIMIR PUTIN DOPO L'INCONTRO CON BIDENCONFERENZA STAMPA DI VLADIMIR PUTIN DOPO L'INCONTRO CON BIDEN

sabato 12 febbraio 2022

                                                                    MAFIE


SUI BINARI DELLE 'NDRINE - SECONDO LA DDA DI MILANO, LA 'NDRANGHETA SI E' INFILTRATA "NEL FUNZIONAMENTO DELLA RETE FERROVIARIA" - I CLAN GESTIVANO LAVORI PER LA MANUTENZIONE GENERANDO UN SISTEMA DI INCASSI "IN NERO" PER SOSTENERE AFFILIATI DETENUTI E LE LORO FAMIGLIE - IERI GLI AGENTI HANNO ARRESTATO 15 PERSONE E SEQUESTRATO 6,5 MILIONI DI EURO: INDAGATA ANCHE MARIA ANTONIETTA VENTURA, EX CANDIDATA DI PD E M5S, ALLA REGIONE CALABRIA

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Valentina Errante per "il Messaggero"
 

Reti ferroviarie 4RETI FERROVIARIE 4

La 'ndrangheta infiltrata «in uno dei settori strategici del Paese», ossia «il funzionamento delle rete ferroviaria». L'ipotesi della Dda di Milano è che colossi del settore delle costruzioni e della manutenzione delle linee, attraverso subappalti a società riconducibili ai clan, abbiano generato un sistema di incassi «in nero» per sostenere affiliati detenuti e le loro famiglie, facendo anche lavorare operai nei cantieri, «sovente senza alcuna competenza professionale» e «in condizioni di sfruttamento». Un procedimento nel quale Rete ferroviaria italiana è parte lesa.
 

Reti ferroviarie 5RETI FERROVIARIE 5

Ieri i Nuclei di polizia economico finanziaria della Finanza di Milano e Varese hanno arrestato 15 persone, alcune legate alle cosche Nicoscia-Arena di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), e sequestrato oltre 6,5 milioni di euro. Un'indagine passata al vaglio del gip che ha disposto il carcere per undici, tra cui i quattro fratelli Aloisio, formalmente imprenditori, ma «contigui alla 'ndrangheta», e i domiciliari per quattro.
 
Il giudice ha respinto misure cautelari richieste dalla Procura per altri venti. Il pm Bruna Albertini, infatti, aveva sollecitato i domiciliari anche per Maria Antonietta Ventura, presidente del cda del Gruppo Ventura, che si occupa di costruzioni ferroviarie, e che era stata candidata da centrosinistra e 5Stelle alla presidenza della Calabria e la scorsa estate si era ritirata dalla corsa.
 

Reti ferroviarie 3RETI FERROVIARIE 3

LE ACCUSE Per la Dda ci sarebbe stato «un piano di spartizione in aree di competenza dell'intero territorio nazionale» da parte delle imprese che prendevano gli appalti per i lavori da Rete ferroviaria italiana. Gruppi imprenditoriali, scrivono i pm, che «gestiscono in regime di sostanziale monopolio l'aggiudicazione delle commesse». Le società che si aggiudicavano gli appalti, poi, scrive sempre la Dda, si rapportavano, con la formula del «distacco della manodopera», con il «gruppo Aloisio-Giardino» e «con le numerosissime società a loro riconducibili», «intestate a prestanome».
 

trenitaliaTRENITALIA

Così gli operai delle aziende «di comodo» in odor di ndrangheta, attive tra il Varesotto e Crotone, venivano messi a lavorare nei cantieri ferroviari in varie regioni. Un meccanismo che sfruttava gli «strumenti giuridici astrattamente leciti che, secondo la prospettazione degli inquirenti - scrive il gip - vengono utilizzati per aggirare i divieti in materia di subappalto, per pagare meno imposte, per garantire alle imprese coinvolte il procacciamento di fondi extracontabili».
 
Fondi neri usati anche per foraggiare le famiglie di ndranghetisti arrestati, per i quali erano pronti pure «falsi contratti di assunzione». Il gip, tuttavia, mette nero su bianco di aver condiviso «solo in parte» l'impostazione dei pm.
 

Rete ferroviariaRETE FERROVIARIA

LE INTERCETTAZIONI Le intercettazioni citate dal giudice nell'ordinanza, però, sembrano lasciare pochi dubbi: «Adesso vai a prelevare... mi porti 2.000 euro al mese... che abbiamo i nostri carcerati da mantenere», dice un indagato. Ma i fratelli Aloisio avrebbero applicato anche il metodo mafioso: «Te la do io la mazzetta, nel cuore te la infilo la mazzetta - dice uno di loro a proposito di un operaio siciliano che aveva chiesto il pizzo - gli ho detto: Ti dico una cosa... se ti vedo solo passare da Varese ti scanno come un agnello».
 

Reti ferroviarie 2RETI FERROVIARIE 2

I DUBBI DEL GIP Delle accuse formulate dalla procura è rimasta in piedi l'associazione per delinquere finalizzata a reati tributari e bancarotta (è caduto il caporalato, ad esempio), ma l'aggravante dell'agevolazione mafiosa è stata riconosciuta solo per cinque (esclusa per i Giardino, non arrestati). Per gli imprenditori Rossi e Ventura, che restano indagati, così come per altre posizioni, «gli attuali esiti delle indagini - scrive il gip - non consentono» di «ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza della partecipazione» all'associazione dei «fratelli Aloisio». 

MARIA ANTONIETTA VENTURAMARIA ANTONIETTA VENTURAMARIA ANTONIETTA VENTURA 2MARIA ANTONIETTA VENTURA 2

giovedì 25 novembre 2021

                                                         DOMENICO GNOLI

GNOLI SENZA FRONTIERE – MARZIANI: "ALLA FONDAZIONE PRADA DI MILANO L’INVENZIONE DEL POP BORGHESE BY DOMENICO GNOLI - UN VISIONARIO BORGHESE CHE INTUIVA GLI ESITI DEL CONSUMISMO ESTREMO, RIFUGIANDOSI NEL CALDO TEPORE DI UNA CASA ACCOGLIENTE, FUORI DAL CAOS MILITANTE, OLTRE LE MODE ISTANTANEE E LE IDEOLOGIE RIVOLUZIONARIE, NELLA MORBIDA PROTEZIONE DI UN DIVANO DAVANTI AL CAMINO. POSSIBILMENTE CON UN ABITO SARTORIALE ADDOSSO"

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Gianluca Marziani per Dagospia

domenico gnoliDOMENICO GNOLI

 

La mia lunga residenza sul Pianeta Terra mi regala continue sorprese. Una di queste, accaduta alla Fondazione Prada di Milano, carezza la forma di una veggenza (ovvero, l’intuizione larga sul nostro presente) attraverso un artista che raccontava quanto di più normale ci fosse nella giornata di una famiglia borghese negli anni Sessanta.

 

Domenico Gnoli (Roma , 1933 - New York, 1970) era un pittore con uno spiccato feticismo per il dettaglio dentro lo sguardo, artefice quasi algebrico di un close-up metafisico che lo avvicinava ai pezzi facili, ma mai scontati, di una tipica abitazione italiana. L’artista, con modi da biologo cellulare, dipingeva l’identikit poetico dei corpi: uomini e donne, giovani o adulti, osservati con la chirurgica visuale di una lente che ingrandiva al parossismo i dettagli di abiti sartoriali, camicie e colletti, scarpe in cuoio, cravatte, soprabiti, asole e risvolti ma anche pettinature di foggia scolaresca e ben modellata.

 

domenico gnoli 2DOMENICO GNOLI 2

Poi, come un biologo appassionato di interior design, faceva il detective discreto sui complementi d’arredo: letti, divani, poltrone e tavoli, tovaglie, pavimenti e carte da parati, mantenendo il profilo lenticolare di una retina selettiva e gulliveriana, pronta ad ingrandire la natura domestica, creando l’idea fiabesca di un luogo dominato da oggetti incombenti e virali, come se la mela gigante di Magritte fosse uscita dalla camera per invadere le abitudini ritmiche di una società consumistica.

domenico gnoli curly red hairDOMENICO GNOLI CURLY RED HAIR

 

Durante gli anni Cinquanta il giovane Gnoli frequentò Parigi, Londra e New York, sperimentando la pittura tra contesti diversi, agganciandosi al teatro (costumi, scenografie, locandine, manifesti), giocando con gli esiti grafici dell’illustrazione, inventando storie oniriche e mondi con tracce fantasy. Fino al 1963 le pitture risentivano della cultura informale su cui si stava formando la generazione del Dopoguerra. Negli anni Cinquanta i soggetti erano aridi come deserti, sabbiosi e arcaici come archeologie del presente, giotteschi nella radice, drammaturgici nei colori di una terra che grondava il sangue dei morti. Poi arrivò il 1964, l’anno della Pop Art alla Biennale di Venezia, il momento in cui si stava disegnando un nuovo sguardo sul mondo. In quel frangente, mentre il colore ammorbidiva impasti e trame, le tele prendevano la luce calda degli interni domestici, una patina accogliente e familiare che accendeva l’occhio sulle piccole certezze di una borghesia lavoratrice e ottimista, segnata dalla violenza ma cicatrizzata per far crescere la pelle giovane del futuro.

domenico gnoliDOMENICO GNOLI

 

La sua visione era archetipica e straniante, stella solitaria in un firmamento culturale che tendeva verso l’omologazione di generi e temi. Gnoli inventò la prima forma di un POP BORGHESE che mai si era visto finora.

 

Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia producevano le ragioni di una Pop Art detonante, proiettata verso la socialità del mondo esterno: le vetrine illuminate e le merci sugli scaffali (Andy Warhol e gli altri a New York), i feticci disintegrati della vita urbana (il Nouveau Réalisme in Francia), il feticismo erotico tra merci, corpi e mass media (Londra con la generazione di Richard Hamilton, Allen Jones, Peter Blake…), fino alla memoria artistica nel ciclo del presente (Roma con Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli…). In questo firmamento di stelle lisergiche spiccava Gnoli con le sue storie da interni familiari, con la sua morbidezza realistica e classicamente silenziosa, contraddizione risolta tra un dipingere nel solco della Storia e un approccio fotografico da outsider laterale.

Gianluca MarzianiGIANLUCA MARZIANI

 

domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA

Domenico Gnoli è vissuto troppo poco ma ha prodotto con un nitore selettivo da maestro di cerimonie estetiche, lasciando un patrimonio che indica molteplici direzioni dell’arte più attuale. Basti pensare al gigantesco serbatoio di opere digitali con tecnologia NFT, un ambito ancora oscillatorio in cui il feticismo ossessivo per i dettagli, sia organici che inorganici, incarna la natura di una generazione geneticamente sintetizzata. Gli autori digitali sembrano il prodotto binario di un genoma culturale che rende Gnoli il più veggente tra i pittori della sua generazione. Un visionario borghese che intuiva gli esiti del consumismo estremo, rifugiandosi nel caldo tepore di una casa accogliente, fuori dal caos militante, oltre le mode istantanee e le ideologie rivoluzionarie, nella morbida protezione di un divano davanti al camino. Possibilmente con un abito sartoriale addosso.

domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADAdomenico gnoli 2DOMENICO GNOLI 2domenico gnoli left side partitionDOMENICO GNOLI LEFT SIDE PARTITIONdomenico gnoli alla fondazione prada 5DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA 5domenico gnoli alla fondazione prada 3DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA 3DOMENICO GNOLi 19DOMENICO GNOLI 19domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADADOMENICO GNOLi 19DOMENICO GNOLI 19domenico gnoliDOMENICO GNOLIdomenico gnoli 66DOMENICO GNOLI 66domenico gnoli 18DOMENICO GNOLI 18Domenico Gnoli-Fondazione-Prada-MilanoDOMENICO GNOLI-FONDAZIONE-PRADA-MILANOdomenico gnoli 87DOMENICO GNOLI 87domenico gnoli alla fondazione prada2DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA2

 

Gianluca MarzianiGIANLUCA MARZIANI