giovedì 25 novembre 2021

                                                         DOMENICO GNOLI

GNOLI SENZA FRONTIERE – MARZIANI: "ALLA FONDAZIONE PRADA DI MILANO L’INVENZIONE DEL POP BORGHESE BY DOMENICO GNOLI - UN VISIONARIO BORGHESE CHE INTUIVA GLI ESITI DEL CONSUMISMO ESTREMO, RIFUGIANDOSI NEL CALDO TEPORE DI UNA CASA ACCOGLIENTE, FUORI DAL CAOS MILITANTE, OLTRE LE MODE ISTANTANEE E LE IDEOLOGIE RIVOLUZIONARIE, NELLA MORBIDA PROTEZIONE DI UN DIVANO DAVANTI AL CAMINO. POSSIBILMENTE CON UN ABITO SARTORIALE ADDOSSO"

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Gianluca Marziani per Dagospia

domenico gnoliDOMENICO GNOLI

 

La mia lunga residenza sul Pianeta Terra mi regala continue sorprese. Una di queste, accaduta alla Fondazione Prada di Milano, carezza la forma di una veggenza (ovvero, l’intuizione larga sul nostro presente) attraverso un artista che raccontava quanto di più normale ci fosse nella giornata di una famiglia borghese negli anni Sessanta.

 

Domenico Gnoli (Roma , 1933 - New York, 1970) era un pittore con uno spiccato feticismo per il dettaglio dentro lo sguardo, artefice quasi algebrico di un close-up metafisico che lo avvicinava ai pezzi facili, ma mai scontati, di una tipica abitazione italiana. L’artista, con modi da biologo cellulare, dipingeva l’identikit poetico dei corpi: uomini e donne, giovani o adulti, osservati con la chirurgica visuale di una lente che ingrandiva al parossismo i dettagli di abiti sartoriali, camicie e colletti, scarpe in cuoio, cravatte, soprabiti, asole e risvolti ma anche pettinature di foggia scolaresca e ben modellata.

 

domenico gnoli 2DOMENICO GNOLI 2

Poi, come un biologo appassionato di interior design, faceva il detective discreto sui complementi d’arredo: letti, divani, poltrone e tavoli, tovaglie, pavimenti e carte da parati, mantenendo il profilo lenticolare di una retina selettiva e gulliveriana, pronta ad ingrandire la natura domestica, creando l’idea fiabesca di un luogo dominato da oggetti incombenti e virali, come se la mela gigante di Magritte fosse uscita dalla camera per invadere le abitudini ritmiche di una società consumistica.

domenico gnoli curly red hairDOMENICO GNOLI CURLY RED HAIR

 

Durante gli anni Cinquanta il giovane Gnoli frequentò Parigi, Londra e New York, sperimentando la pittura tra contesti diversi, agganciandosi al teatro (costumi, scenografie, locandine, manifesti), giocando con gli esiti grafici dell’illustrazione, inventando storie oniriche e mondi con tracce fantasy. Fino al 1963 le pitture risentivano della cultura informale su cui si stava formando la generazione del Dopoguerra. Negli anni Cinquanta i soggetti erano aridi come deserti, sabbiosi e arcaici come archeologie del presente, giotteschi nella radice, drammaturgici nei colori di una terra che grondava il sangue dei morti. Poi arrivò il 1964, l’anno della Pop Art alla Biennale di Venezia, il momento in cui si stava disegnando un nuovo sguardo sul mondo. In quel frangente, mentre il colore ammorbidiva impasti e trame, le tele prendevano la luce calda degli interni domestici, una patina accogliente e familiare che accendeva l’occhio sulle piccole certezze di una borghesia lavoratrice e ottimista, segnata dalla violenza ma cicatrizzata per far crescere la pelle giovane del futuro.

domenico gnoliDOMENICO GNOLI

 

La sua visione era archetipica e straniante, stella solitaria in un firmamento culturale che tendeva verso l’omologazione di generi e temi. Gnoli inventò la prima forma di un POP BORGHESE che mai si era visto finora.

 

Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia producevano le ragioni di una Pop Art detonante, proiettata verso la socialità del mondo esterno: le vetrine illuminate e le merci sugli scaffali (Andy Warhol e gli altri a New York), i feticci disintegrati della vita urbana (il Nouveau Réalisme in Francia), il feticismo erotico tra merci, corpi e mass media (Londra con la generazione di Richard Hamilton, Allen Jones, Peter Blake…), fino alla memoria artistica nel ciclo del presente (Roma con Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli…). In questo firmamento di stelle lisergiche spiccava Gnoli con le sue storie da interni familiari, con la sua morbidezza realistica e classicamente silenziosa, contraddizione risolta tra un dipingere nel solco della Storia e un approccio fotografico da outsider laterale.

Gianluca MarzianiGIANLUCA MARZIANI

 

domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA

Domenico Gnoli è vissuto troppo poco ma ha prodotto con un nitore selettivo da maestro di cerimonie estetiche, lasciando un patrimonio che indica molteplici direzioni dell’arte più attuale. Basti pensare al gigantesco serbatoio di opere digitali con tecnologia NFT, un ambito ancora oscillatorio in cui il feticismo ossessivo per i dettagli, sia organici che inorganici, incarna la natura di una generazione geneticamente sintetizzata. Gli autori digitali sembrano il prodotto binario di un genoma culturale che rende Gnoli il più veggente tra i pittori della sua generazione. Un visionario borghese che intuiva gli esiti del consumismo estremo, rifugiandosi nel caldo tepore di una casa accogliente, fuori dal caos militante, oltre le mode istantanee e le ideologie rivoluzionarie, nella morbida protezione di un divano davanti al camino. Possibilmente con un abito sartoriale addosso.

domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADAdomenico gnoli 2DOMENICO GNOLI 2domenico gnoli left side partitionDOMENICO GNOLI LEFT SIDE PARTITIONdomenico gnoli alla fondazione prada 5DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA 5domenico gnoli alla fondazione prada 3DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA 3DOMENICO GNOLi 19DOMENICO GNOLI 19domenico gnoli alla fondazione pradaDOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADADOMENICO GNOLi 19DOMENICO GNOLI 19domenico gnoliDOMENICO GNOLIdomenico gnoli 66DOMENICO GNOLI 66domenico gnoli 18DOMENICO GNOLI 18Domenico Gnoli-Fondazione-Prada-MilanoDOMENICO GNOLI-FONDAZIONE-PRADA-MILANOdomenico gnoli 87DOMENICO GNOLI 87domenico gnoli alla fondazione prada2DOMENICO GNOLI ALLA FONDAZIONE PRADA2

 

Gianluca MarzianiGIANLUCA MARZIANI

sabato 2 ottobre 2021

                                                               IMMIGRAZIONE

                                                                   IL PROCESSO


“LUCANO È UN BANDITO IDEALISTA DA WESTERN” – IL PROCURATORE DI LOCRI LUIGI D’ALESSIO (PROGRESSISTA E ISCRITTO ALLA CORRENTE ROSSA “MAGISTRATURA DEMOCRATICA”), TRACCIA UN RITRATTO IMPIETOSO DELL’EX SINDACO DI RIACE: "IMPROVVISAMENTE ISSATO SU UN PIEDISTALLO, UBRIACATO DA UN RUOLO PIÙ GRANDE DI LUI, INCONSAPEVOLE DELLA GRAVITÀ DEI SUOI COMPORTAMENTI. LA SUA MIRABILE IDEA DI ACCOGLIENZA ERA RISERVATA A POCHI ELETTI. GLI ALTRI..." – “13 ANNI SONO PARECCHI, MI AUGURO CHE IN APPELLO LA PENA SIA RIDOTTA, MA LA LEGGE VA APPLICATA. CHIUNQUE PUÒ COMMETTERE QUALSIASI REATO PURCHÉ A FIN DI BENE?”

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Giuseppe Salvaggiulo per www.lastampa.it

 

LUIGI D'ALESSIOLUIGI D'ALESSIO

«Sono vittima di un’aggressione mediatica. Amareggiato ma sereno con la coscienza. Non ho agito con intento persecutorio». Luigi D’Alessio, procuratore di Locri a fine carriera, ieri ha rassicurato i suoi sette pm, in gran parte di prima nomina perché la Calabria è la disgraziata ed esaltante trincea dei giudici ragazzini: «Sono il vostro ombrello, la pioggia me la prendo tutta io.

 

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SU MIMMO LUCANOIL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SU MIMMO LUCANO

Processi così ne capitano un paio in tutta la carriera. Non vi lasciate impressionare, vi servirà per il futuro». Affidando il fascicolo a un collega scettico, si era raccomandato: «Studialo bene, con distacco. Come se fossi un giudice e non un pm».

 

Non si spiega le polemiche «per un processo basato su carte e fatture false difficilmente controvertibili, non su testimoni più o meno credibili». Ma se le lascia scivolare addosso, «perché è come illudersi di convincere i no vax.

MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)

 

Anche dopo una sentenza, lo sport nazionale resta rifiutarsi di capire e diffondere una distorta visione della realtà». Tra le «bufale» c’è quella per cui «noi abbiamo processato l’accoglienza. No, solo la modalità di gestione in violazione della legge. Non avremmo dovuto farlo? E perché? Lucano è al di sopra della legge? O chiunque può commettere qualsiasi reato purché a fin di bene?».

 

LUIGI D'ALESSIOLUIGI D'ALESSIO

Perché il procuratore riconosce a Lucano «una mirabile idea di accoglienza», ma gli contesta di averla «riservata a pochi eletti che avevano occupato le case». A dispetto della norma che prevedeva un avvicendamento periodico dei migranti, «lui manteneva sempre gli stessi, sottomessi.

 

BEPPE FIORELLO CON MIMMO LUCANO 2BEPPE FIORELLO CON MIMMO LUCANO 2

Gli altri li mandava nell’inferno delle baraccopoli di Rosarno». Benché incassasse i fondi destinati ai corsi obbligatori di italiano, «non c’era un migrante che lo parlava». E al di là «dei murales e di qualche casa diroccata, gli alloggi destinati ai migranti venivano abitati dai cantanti invitati per i festival».

 

Il che spiega, secondo il procuratore, perché «non ho mai visto tanti migranti manifestare in suo favore. Tutto era organizzato per favorire varie cooperative locali, creare clientele, accumulare ricchezze, beneficiare di indotti elettorali». Di qui la dura condanna per associazione a delinquere, oltre che di Lucano, di altre dieci persone. «Nessuno ne parla, ma si trattava di una corte celeste di accoliti che campava così e di cui lo stesso Lucano era per certi versi anche vittima».

mimmo lucano in tribunaleMIMMO LUCANO IN TRIBUNALE

 

Quanto alla «suggestiva» rivendicazione di povertà, il procuratore dice di «non avere problemi a riconoscere a Lucano la patente di non arricchito, anche se nella sede di una cooperativa avevamo trovato una cassaforte nascosta e svuotata, non credo per custodire la merenda». D’altronde «c’erano abbondanti somme distratte. Soprattutto ai migranti, che erano vittime dei reati di Lucano e non certo beneficiari. Questo è il grande equivoco da cui la sinistra non riesce a liberarsi».

ROBERTO SAVIANO MIMMO LUCANOROBERTO SAVIANO MIMMO LUCANO

 

Lucano è incensurato ma non gli sono state riconosciute le attenuanti. Nemmeno dalla Procura. Per due motivi: il ruolo di promotore dell’associazione criminale e il rifiuto di farsi interrogare, «opponendo un atteggiamento ostruzionistico» salvo rendere dichiarazioni spontanee «per ripetere che a Riace era tutto bello e buono».

 

MIMMO LUCANO 2MIMMO LUCANO 2

C’è poi la questione della pena abnorme. «Mi rendo conto che 13 anni sono parecchi e mi auguro che in appello sia ridotta». La Procura ne aveva chiesti quasi 8, unificando tutti i reati nel vincolo della continuazione. Il tribunale li ha divisi in due tronconi: quello associativo e quelli per favorire se stesso e la sua compagna, pure condannata. Poi ha fatto la somma. «La matematica non è un’opinione, le pene non si stabiliscono a peso». In ogni caso sarebbe stato possibile «ragionare verso il basso, come avevamo fatto noi ipotizzando i minimi di pena. Ma è questo il problema? Un sindaco condannato a 8 anni e non 13 per decine di reati va portato in processione sull’altare?».

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO

 

Dunque chi è Mimmo Lucano, secondo il magistrato che lo ha indagato, processato e fatto condannare? A D’Alessio ricorda il protagonista di un celebre western di Sergio Leone, «il bandito di Giù la testa proclamato capo dei rivoluzionari suo malgrado.

 

Idealista, improvvisamente issato su un piedistallo, ubriacato da un ruolo più grande di lui, inconsapevole della gravità dei suoi comportamenti, forse guidato da altre persone. Ha pensato di abbinare un’idea nobile a una sorta di promozione personale e sociale.

 

Non è Messina Denaro, ma ha inteso male il suo ruolo di sindaco, proclamando “io me ne infischio delle leggi” e ostentando una scarsa sensibilità istituzionale tradotta in una serie impressionante di reati. Riace è un Comune dissestato».

mimmo lucanoMIMMO LUCANO

 

Non sarà un mafioso, ma 13 anni spesso non si danno neanche ai mafiosi. Obiezione che non scompone il procuratore: «Un antico brocardo recita: summum ius, summa iniuria». Massimo diritto, massima ingiustizia. Eterna questione, tanto più per un magistrato progressista.

 

«Anche a me non pare giusto dare sei anni a un piccolo spacciatore. Ma la legge va applicata. Non ho certezze, coltivo il dubbio, non mi sento un padreterno. Però un conto è rubare una barca per salvare un migrante in mare, un conto è speculare sui soldi destinati ai migranti».

beppe fiorello interpreta il sindaco di riace mimmo lucanoBEPPE FIORELLO INTERPRETA IL SINDACO DI RIACE MIMMO LUCANO

 

Motivo per cui D’Alessio ai tanti politici di sinistra insorti per la sentenza risponde che «la legalità è un valore di sinistra, non il giustificazionismo in nome di una virtù autoattribuita. Chi è progressista come me e Lucano deve pretendere legalità innanzitutto da se stesso. Altrimenti ha una responsabilità anche maggiore, perché ne depaupera un caposaldo».

 

Ai vecchi amici di Magistratura Democratica, a cui è orgogliosamente iscritto da quarant’anni, ha confidato «il personale tormento, oltre che l’imbarazzo, di essermi trovato odiato dai miei storici referenti culturali e blandito da quelli che non lo sono mai stati. Ma questa è la solitudine del magistrato».

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO

 

Ciò non basta a fargli rinnegare l’antica militanza. Anzi. «Non sono uno che si spaventa. Da magistrato democratico, mi sono reso conto di lottare contro un potente, anzi potentissimo suo malgrado». Lucano potente? «Solo Biancaneve o Alice nel paese delle meraviglie non se ne accorgerebbero, con il can can che si è scatenato. Sì, Lucano è una delle persone più potenti che abbia conosciuto».

mimmo lucano ospite di che tempo che fa 2MIMMO LUCANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA 2

 

Tra cinque mesi, D’Alessio andrà in pensione. Non si può dire che il processo gli sia valso uno scatto di carriera: negli ultimi anni il Csm ha respinto tutte le sue domande per altri incarichi. «Non ho mai fatto ricorso, perché il Csm è la nostra casa madre anche quando ci dà torto».

 

Ieri, prima di prendere il treno per Salerno, un ultimo consiglio ai suoi pm. «D’ora in poi, tutti i processi vi sembreranno bazzecole in confronto a questo. È il rischio più grande. Ricordatelo anche quando sarò lontano, a guardare tramonti e a pescare. Ora tocca a voi, io ho già combattuto troppo».

 

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venerdì 1 ottobre 2021

                                                                   IMMIGRAZIONE

                                                                     IL PROCESSO


A SINISTRA DIVENTANO CIECHI QUANDO GLI AMICI FINISCONO NEI GUAI - SAVIANO DIFENDE L’EX SINDACO DI RIACE MIMMO LUCANO: “HA SEMPRE AGITO SEGUENDO IL PRINCIPIO DELL’ACCOGLIENZA. SO CHE SEI INNOCENTE, NON MOLLARE MAI” - A RUOTA ARRIVANO ANCHE ERRI DE LUCA E SABINA GUZZANTI. MA HANNO LETTO IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA? LUCANO "ATTESTAVA FALSAMENTE DI AVER EFFETTUATO CONTROLLI SU RENDICONTI DI SPESE". NEL FASCICOLO SI PARLA DI DISTRAZIONE DI 2,4 MILIONI DI EURO, L'ARREDO DI TRE CASE E UN FRANTOIO NON RENDICONTATI E "PRELIEVI IN CONTANTI" PER PIÙ DI 531MILA EURO...

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ROBERTO SAVIANO MIMMO LUCANOROBERTO SAVIANO MIMMO LUCANO

 

1 - LA CONDANNA DI MIMMO LUCANO NON RIGUARDA IL FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA, MA È ARRIVATA PER DIECI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, LA PUBBLICA FEDE E IL PATRIMONIO. IL PIÙ GRAVE È IL PECULATO, CHE RIGUARDA 800 MILA EURO E HA PRODOTTO 10 ANNI E 4 MESI DI CARCERE. A QUESTI VANNO AGGIUNTI ALTRI 2 ANNI E 10 MESI PER TRE DIVERSE CONDOTTE DI ABUSO D’UFFICIO E FALSO IN CERTIFICATO

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/amaro-lucano-nbsp-condanna-dell-rsquo-ex-sindaco-comune-calabrese-284528.htm

 

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO

2 - RIACE, LA CONDANNA A MIMMO LUCANO, SAVIANO: “HA SOLO SALVATO VITE, SARÀ ASSOLTO”

Da www.lastampa.it

 

«Mimmo Lucano ha sempre agito seguendo il principio dell'accoglienza, ha sempre e solo salvato vite. Mimmo, so che sei innocente. Ogni anno in Italia vengono condannate centinaia di persone innocenti poi assolte. So che sarà così anche per te. Non mollare mai. Io ci sarò sempre».

 

Lo scrive su Twitter Roberto Saviano a proposito della sentenza del Tribunale di Locri che ha condannato l'ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere, raddoppiando la richiesta dei pubblici ministeri. Sui social sono diversi i messaggi di sostegno nei confronti dell’ex sindaco.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SU MIMMO LUCANOIL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SU MIMMO LUCANO

 

«Solidarietà a Mimmo Lucano, i cittadini hanno tutto il diritto di commentare le sentenze, questa è fra le più luride di cui abbia memoria", scrive Sabina Guzzanti. Insieme a lei a incoraggiare Lucano è Fabio Fazio: «"Tieni duro. Per quanto a volte sia difficile da credere, alla fine i buoni vincono».

 

«13 anni di condanna a Mimmo Lucano per fraternità. Fiducia nella magistratura? No», twitta lo scrittore Erri De Luca.

 

In sostegno di Lucano anche le dichiarazioni di don Carmelo La Magra, il parroco che dopo cinque anni trascorsi nell'isola più a sud d'Italia ha salutato nelle scorse settimane la 'sua' Lampedusa.

 

MIMMO LUCANO ROBERTO SAVIANOMIMMO LUCANO ROBERTO SAVIANO

«Stupisce che in un'Italia in cui tante volte la giustizia si fa desiderare per casi gravissimi, arrivino, invece, puntuali le sentenze per fatti che non dovrebbero essere condannati. Ovviamente sono per il rispetto delle sentenze e della magistratura, ma penso che il futuro e la verità daranno giustizia a Mimmo Lucano. Io sono assolutamente dalla sua parte».

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