venerdì 22 marzo 2019

                                                                    DONNE


IL VOLTO DELLA FOLLIA – LE INQUIETANTI IMMAGINI DELLE DONNE RINCHIUSE IN UN MANICOMIO LONDINESE ALL'INIZIO DEL ‘900 – ALCUNE SIGNORE AVEVANO REALI PROBLEMI MENTALI, MENTRE ALTRE SONO STATE INTERNATE CONTRO LA LORO VOLONTÀ PER MOTIVI DISCUTIBILI: C’ERA CHI ERA STATA RINCHIUSA DOPO ESSERSI RIBELLATA ALLA SCAPPATELLA DEL MARITO E…
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DAGONEWS

le donne rinchiuse al croydon mental hospital 9LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 9
Questi inquietanti ritratti mostrano i volti delle donne rinchiuse in un manicomio londinese all'inizio del XX secolo: le immagini sono di varie donne considerate "pazze" e che sono state ricoverate al Croydon Mental Hospital nel sud di Londra tra il 1909 e il 1912.

Ma mentre alcune foto mostrano le facce di donne con reali problemi mentali, altre sono state rinchiuse contro la loro volontà per motivi discutibili. Tra queste Ingrid Schwitzguebel, una 37enne fatta rinchiudere dal marito perché amava fare shopping e andare troppo spesso al teatro.
le donne rinchiuse al croydon mental hospital 8LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 8

Altre erano state rinchiuse semplicemente per aver scoperto le scappatelle dei mariti e per aver provato ad attaccarli con delle spille, altre ancora per aver rifiutato di sposarsi: una ragazza, in particolare, era stata portata all’ospedale psichiatrico solo perché non aveva voluto convolare a nozze con un cugino.
le donne rinchiuse al croydon mental hospital 6LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 6

Il Croydon Mental Hospital è stato aperto nel 1903 ed è stata il primo istituto a essere definito “ospedale psichiatrico” e non più manicomio.
le donne rinchiuse al croydon mental hospital 3LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 3le donne rinchiuse al croydon mental hospital 4LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 4le donne rinchiuse al croydon mental hospital 5LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 5le donne rinchiuse al croydon mental hospital 1LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 1le donne rinchiuse al croydon mental hospital 10LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 10le donne rinchiuse al croydon mental hospital 11LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 11le donne rinchiuse al croydon mental hospital 12LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 12le donne rinchiuse al croydon mental hospital 13LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 13le donne rinchiuse al croydon mental hospital 2LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 2le donne rinchiuse al croydon mental hospital 7LE DONNE RINCHIUSE AL CROYDON MENTAL HOSPITAL 7
le donne rinchiuse al croydon mental hospital 7

martedì 19 marzo 2019

                                                                   MISTERI


I MEDICI CHE ESAMINERANNO IL CORPO DI IMANE FADIL DOVRANNO PROTEGGERSI CONTRO LE RADIAZIONI ED USARE LE APPARECCHIATURE SPECIALI IN DOTAZIONE AI VIGILI DEL FUOCO CONTRO IL RISCHIO NUCLEARE - LA SALMA, CHE POTREBBE ESSERE ANCORA E RADIOATTIVA ,È STATA “CAUTELATA”: ALL'OBITORIO NESSUNO PUÒ VEDERLA PRIMA DELL'AUTOPSIA - IL VICINO DI CASA: “ERA UN'ANIMA TORMENTATA, AVEVA LIVIDI DAPPERTUTTO. MI PARLÒ DI UN RISARCIMENTO…”
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Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

IMANE FADIL - LA CASCINA IN CUI VIVEVA A CHIARAVALLEIMANE FADIL - LA CASCINA IN CUI VIVEVA A CHIARAVALLE
Dovranno proteggersi contro le radiazioni ed usare le apparecchiature speciali in dotazione ai Vigili del fuoco contro il rischio nucleare i medici che esamineranno il corpo di Imane Fadil. La testimone del processo Ruby ter rischia di essere pericolosa anche da morta.

Le operazioni per i prelievi di campioni di organi e di ossa dal corpo della 34enne marocchina, deceduta il primo marzo nella clinica Humanitas di Rozzano, cominceranno a giorni. Saranno «blindate», non solo perché la sua morte è il nodo dell' inchiesta per omicidio volontario aperta contro ignoti dalla Procura di Milano, che sospetta un avvelenamento, ma anche perché i prelievi su reni, fegato e ossa dovranno essere eseguiti con molta cautela per proteggere gli stessi operatori medici da una contaminazione. Infatti, un esame eseguito dopo il decesso su ordine dei pm ha trovato tracce di un elemento radioattivo molto pericoloso.
imane fadil 2IMANE FADIL 2

Solo le analisi successive diranno c'è rischio e se Imane Fadil è stata uccisa da materiale radiattivo. Alla possibilità di una morte dovuta a radiazioni, accidentale o voluta, si è arrivati dopo che si sono rivelati inutili tutti i tentativi di individuare una cura per salvare la giovane donna che si è spenta consumandosi in un mese. «L'Humanitas ha cercato di seguire le ipotesi che la scienza offre, ma ha dovuto escluderle tutte», conferma il procuratore di Milano Francesco Greco ai giornalisti, presenti l' aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan.

imane fadil 3IMANE FADIL 3
Gli organi interni sono stati progressivamente compromessi in un quadro clinico compatibile con l'esposizione a radiazioni. Nulla si può escludere. Ci sono tracce che ci portano a ritenere la presenza di sostanze particolari e quindi si è pensato di procedere con cautela», dice Greco. Ma alla domanda se siano state rilevate radiazioni e di che natura risponde con un «no comment».

Sempre come prevenzione, la salma, che potrebbe essere ancora e radioattiva ,«è stata cautelata», quindi all'obitorio nessuno può vederla prima dell'autopsia. Infine, il contatore geiger non ha trovato emissioni nocive né nella sua stanza d'ospedale né a casa di un amico che l'ospitava prima del ricovero. Dalle analisi su sangue ed urine fatte dal Centro antiveleni di Pavia emergono dati su cinque metalli (cromo, molibdeno, cadmio, cobalto e soprattutto antimonio) superiori a quelli di norma. Per Greco, quindi, sono solo «chiacchiere» quelle arrivate dallo stesso centro su valori bassi.

imane fadil 4IMANE FADIL 4
Si chiarisce poi il giallo delle comunicazioni dopo il decesso. «Non ce n' è stata nessuna dall' Humanitas alla Procura o a corpi di polizia prima della morte», afferma il magistrato smentendo le notizie pervenute dalla clinica che parlavano di una segnalazione quando la donna era ancora in vita. Conferma il direttore sanitario della struttura, Michele Lagioia. Sentito come testimone, ha detto di essere «sconcertato dalle affermazioni mediatiche» sul punto.

A riferire del decesso ai pm è stato il legale di Imane Fadil, ma non giorni dopo la morte, come aveva inizialmente detto la Procura, bensì il giorno stesso, quando i pm hanno sequestrato la cartella clinica, come riferito da Humanitas.

imane fadil l'ultima intervista 3IMANE FADIL L'ULTIMA INTERVISTA 3
Era stata la stessa Imane Fadil a dire al suo avvocato di essere stata avvelenata. Aveva anche detto che lo aveva saputo nell' Humanitas. Una convinzione che probabilmente si è concretizzata il 12 febbraio quando i sanitari le hanno annunciato che dovevano verificare la presenza di arsenico nel suo sangue. Non avendo trovato nulla, la clinica non ha ritenuto di fare comunicazioni alla magistratura.

Oltre all' ipotesi di un avvelenamento, Greco non esclude comunque anche quella della malattia rara: «Ci pronunceremo dopo l' autopsia quando sarà chiaro il motivo della morte. Il resto sono solo suggestive congetture».

2 - L'AMICIZIA CON IL VICINO DI CASA «ERA UN' ANIMA TORMENTATA, MI PARLÒ DI UN RISARCIMENTO»
Antonio Castaldo per il “Corriere della Sera”

«Un'anima tormentata. La storia di Berlusconi, le udienze, gli interrogatori, non ce la faceva più con questa storia. Era in cerca di pace. Forse per questo motivo era così interessata al cristianesimo, aveva bisogno di Dio». Gaetano Lombardi, pensionato settantenne di Sesto Ulteriano, frazione di San Giuliano Milanese, quasi ogni pomeriggio inforca la bici e va all' abbazia di Chiaravalle. È lì che ha conosciuto Imane Fadil, che aveva preso in affitto un appartamento in una cascina poco distante.
imane fadil 1IMANE FADIL 1
Lei, marocchina, aveva spiegato di essere cristiana.

Frequentava la chiesa?
«Ci veniva spesso, molte volte assisteva alle funzioni. Diceva che Gesù è buono con tutti».

Come l' ha conosciuta?
«Per caso, era a spasso nel parco. Aveva un cagnolino, l' ho accarezzato. Lei mi ha chiesto se poteva sedersi accanto a me. Per due anni, quasi ogni giorno, ci incontravamo nel ristoro dell' abbazia. Prendevamo un caffè, chiacchieravamo. Per lei ero come un padre, me lo scrisse anche in un messaggio. E anch' io, sebbene fosse la ragazza più bella che abbia mai conosciuto, l' ho sempre considerata solo così, una figlia».
imane fadil l'ultima intervista 2IMANE FADIL L'ULTIMA INTERVISTA 2

Cosa le raccontava delle sue disavventure?
«Mi ha sempre confidato poco o nulla dei processi e delle sue preoccupazioni. Mi diceva che aveva delle udienze da fare, che voleva un risarcimento piuttosto cospicuo. E basta, non scendeva nei particolari. Solo una volta mi ha spiegato come funzionavano le cene eleganti. Si mangiava al piano di sopra, poi si scendeva giù, per il famoso bunga bunga. Al quale lei non ha mai partecipato. Quella sera lì è scappata e non è più tornata».

Le paure, le minacce?
«Non me ne ha mai parlato».

Le sembrava serena?
«Serena proprio no, economicamente stava male. Aveva bisogno di soldi, poverina. Viveva con niente. Una volta l' ho anche aiutata, le ho dato 100 euro. Poi basta, non mi ha mai chiesto niente. Era proprio una brava ragazza» L' ultima volta che l' ha vista?
«È stato a gennaio, poi il 29 è stata ricoverata».

imane fadil l'ultima intervista 1IMANE FADIL L'ULTIMA INTERVISTA 1
Come stava?
«La vedevo strana, ma non avrei mai potuto immaginare quello che poi è successo. In ospedale sono andato a trovarla 3 o 4 volte».

E cosa le diceva?
«Mi ripeteva che voleva guarire, sperava di riuscire a farcela. Aveva lividi dappertutto, era impressionante».

Sospettava di essere stata avvelenata?
«A me non l' ha mai detto, penso che neppure lei immaginasse una cosa del genere» .
                                                                       MISTERI


Imane Fadil, Greco: “Nel sangue livelli alti di alcuni metalli. Da Humanitas nessuna comunicazione prima della morte”

di  | 18 Marzo 2019
Imane Fadil, Greco: “Nel sangue livelli alti di alcuni metalli. Da Humanitas nessuna comunicazione prima della morte”

Parlando delle indagini sulla morte della teste del processo Ruby, il procuratore capo di Milano spiega che antimonio, cadmio e cromo erano presenti in quantitativi molto superiori rispetto alla norma. E precisa: "Il 12 febbraio lei parlò di avvelenamento". La presenza di eventuali sostanze radioattive nel corpo della 34enne è, per ora, solo un’ipotesi senza certezze. E non è escluso neanche che sia morta per cause naturali o per una malattia rara 
La presenza di sostanze radioattive al momento è solo un’ipotesi senza certezze e non si può escludere neanche una malattia rara. Quello che è certo è che nel sangue di Imane Fadil, la teste del processo Ruby morta a 34 anni il 1 marzo all’Humanitas di Rozzano dopo una degenza che durava dal 29 gennaio, sono stati ritrovati livelli alti di almeno tre metalli: cadmio, cromo e antimonio. Il 12 febbraio le stessa modella aveva parlato dell’ipotesi di essere stata avvelenata. Ma l’ospedale non ha comunicato nulla alla procura fino alla sua morte. Francesco Greco, procuratore capo di Milano – affiancato dai pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio titolari dell’inchiesta sulla morte sospetta della modella – ha precisato alcuni elementi al centro del fascicolo aperto contro ignoti per omicidio volontario. Non si sa “se sia stata lei a esprimere il suo timore o se qualcuno dei medici lo abbia detto a lei”, ma Imane Fadil “il 12 febbraio parlò di avvelenamento e lo comunicò all’esterno”. E Greco, nel giorno in cui il direttore sanitario dell’Humanitas è stato anche sentito in Procura, chiarisce: “Come confermato dall’Humanitas non c’è stata nessuna comunicazione alla procura o alla polizia prima della morte di Imane Fadil. La conferma ufficiale arriva anche dallo stesso direttore sanitario, chi dice il contrario dice una fake news“. Il procuratore ribadisce di essere stato informato del decesso dall’avvocato della giovane marocchina, Paolo Seveso, così nel giorno della morte (1 marzo) “la procura ha anticipato la comunicazione dell’Humanitas“. E solo nel giorno del decesso i magistrati milanesi hanno aperto un’inchiesta per omicidio volontario contro ignoti. Dal sospetto di Imane confessato al legale e al fratello all’inchiesta della procura c’è un ‘vuoto’ di 15 giorni, visto che la struttura ospedaliera“non ha comunicato né alla procura né alla polizia” il ricovero sospetto. Una mancata comunicazione che potrebbe avere degli effetti sulla struttura ospedaliera. E a chi gli chiede se la struttura avesse dovuto comunicare il sospetto avvelenamento, Greco replica con un secco “No comment”. Quanto all’autopsia, che è attesa dalla procura per pronunciarsi sul caso, “verrà effettuata probabilmente tra giovedì e venerdì“.

Arsenico e metalli: le analisi – Il “12 febbraio” per la prima volta Imane disse di temere di essere stata “avvelenata” e quel giorno, dunque, “venne fatta un’analisi sull’eventuale presenza di arsenico nel corpo perché “in quella fase i sintomi che presentava potevano essere compatibili con questo tipo di sostanza”, ha spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano. Un esame che il “22 febbraio diede esito negativo” e a quel punto i medici decisero allora di disporre analisi sui metalli”. “Dagli esami sui liquidi biologici effettuati sono stati trovati livelli superiori rispetto alla norma di antimonio e cadmio“, ha detto Greco precisando che prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda si attende “l’esito degli esami autoptici”. E proprio sui livelli dei metalli, che secondo i media in questi giorni non erano a livelli tossici, Greco precisa: “Dagli esami del sangue sono emerse tracce di sostanze particolari. Vorrei smentire la chiacchiera che è uscita sui giornali dice che i metalli nel sangue della ragazza siano piuttosto bassi. Anche questo non è vero perché l’antimonio nel suo sangue, già lavato da diverse trasfusioni, ha dato il risultato di 3 e invece il range della tollerabilità è fino allo 0,2 0,22. Anche il cadmio urinario è stato rilevato al livello di 7, mentre la normalità è fino allo 0,3″. “Pesantemente positivo” aggiunge Tiziana Siciliano anche “il cromo, a 2.6″ Altri test, invece, sono stati eseguiti il 26 febbraio e l’esito è arrivato solo il 6 marzo, quando la modella era già deceduta, hanno mostrato una serie di valori anomali sia nel sangue che nelle urine della ragazza, relativi a sostanze altamente tossiche. Da quanto è emerso dalle indagini, Imane Fadil è stata male circa una settimana prima del ricovero all’Humanitas, avvenuto il 29 gennaio scorso.

“Necessarie precauzioni per l’autopsia” – “I valori nel sangue sono meno significativi, perché il sangue è stato lavato due o tre volte perché ha fatto tantissime trasfusioni, mentre le urine sono più attendibili”, hanno spiegato i pm Siciliano e Gaglio. “Bisognerà aspettare i valoricontenuti negli organi, che emergeranno dopo l’autopsia”, ha aggiunto il procuratore Greco specificando che l’esame sulla salma verrà eseguito con una serie di precauzioni particolari a tutela dei medici legali, tra cui la presenza di apparecchiature speciali in uso dei vigili del fuoco. “Non conoscendo le cause della morte, nulla si può escludere” anche vista la presenza di metalli pesanti nel corpo di Imane Fadil, “per cui d’accordo con i medici legali si è pensato di procedere con cautela per non esporre a possibili conseguenze dannose i medici che eseguono l’autopsia”. La presenza di eventuali sostanze radioattive nel corpo della 34enne è dunque, per ora, un’ipotesi senza certezze. “E necessario procedere con particolari attrezzaturetecniche, anche con l’intervento specializzato dei vigili del fuoco perché hanno un addestramento specifico e strumentazione adeguata per il rischio di radiazioni. Nei prossimi giorni procederemo all’estrazione di alcuni campioni, poi alla normale autopsia”, ovvero i carotaggi degli organi (fegato e reni), e poi “con la normale autopsia”. I vigili del fuoco, ha continuato Greco, saranno in campo “perché hanno un addestramento specifico e strumentazione adeguata per il rischio di radiazioni”.
“Non si esclude ipotesi di morte naturale o malattia rara” – “C’è l’opzione di un avvelenamento, ma nessuno si sente di escludere una possibile causa naturale della morte. Quello che emerge è che all’Humanitas hanno tentato tutto il possibile, c’è anche l’ipotesi di una malattia rara che non è stata trovata”. Prima di pensare a possibili indagati“è più importante capire la causa della morte di Imane Fadil“. Tutti gli accertamenti sul corpo della testimone chiave dei processi Ruby, continua Greco, “hanno per ora dato esito negativo”. Il procuratore invita a evitare “suggestive congetture. Dopo la morte ci sono stati dei controlli in ospedale con il contatore Geiger (che misura le radiazioni di tipo ionizzante, ndr) che ha dato esito negativo, ma forse su questo si è creata una leggenda”, conclude il procuratore facendo riferimento alle ipotesi di stampa che parlavano di un mix di sostanze radioattive trovate analizzando il sangue della vittima.

domenica 17 marzo 2019

                                                                       
                                                                                   MISTERI

Tutte coincidenze
Oreste Principe a M5S ROMA
Tutte coincidenze
di: MARCO TRAVAGLIO
da: Il Fatto Quotidiano di domenica 17 marzo 2019.
Avendo perso conoscenza da un pezzo, B. giura di non aver “mai conosciuto” Imane Fadil.
Naturalmente, come tutto ciò che dice da quando si sveglia a quando si corica, non è vero niente:
  • nel 2010 la ragazza marocchina fu sei volte ospite delle “cene eleganti” ad Arcore,
  • si esibì nella danza del ventre,
  • ricevette da lui un anello e una busta con 5 mila euro, ma rifiutò l’invito a fermarsi a dormire da lui;
  • e lo incontrò altre due volte, in un ristorante milanese e in un’altra villa in Brianza.
Ma il guaio peggiore non è che B. ha conosciuto Imane.
È che lei ha conosciuto lui. E ha pure testimoniato contro.
Se sia stata uccisa, da chi e perché, lo appureranno i giudici. Il cui prodest, una volta tanto, allontana i sospetti da B., che tutto poteva augurarsi fuorché il ritorno dei bungabunga sui giornaloni, che li avevano rimossi per riabilitarlo come leader moderato e argine al populismo.
Non solo:
  • da viva Imane poteva essere contestata al processo Ruby-ter da Ghedini & C.;
  • da morta, i suoi verbali dinanzi ai pm valgono come prova inconfutabile.
Ma i vari ambienti criminali, italiani e internazionali, che circondano B. autorizzano i soliti sospetti di eccessi di zelo, favori non richiesti o messaggi ricattatori.
Senza escludere la tragica coincidenza: l’ennesimo anello di un’impressionante catena di disgrazie occorse a persone che hanno incrociato la strada di B. e si sono messe di traverso.
Negli anni 70 i proprietari terrieri di Segrate che non volevano vendere al costruttore di Milano 2 ricevevano visite di uomini armati e cambiavano idea.
Il 21 maggio 1992 Paolo Borsellino parla con due giornalisti francesi di indagini sui rapporti fra B., Dell’Utri e lo “stalliere” Mangano: due giorni dopo muore ammazzato Falcone, due mesi dopo pure Borsellino.
Nel ’93 un giovane attivista di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i comitati Boicotta Biscione (BoBi). Il primo avvertimento anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio Forever”.
Il 24 febbraio 1994, a un mese dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto scoperto che lo immobilizzano col filo di ferro, gli tappano la bocca con un tampone e lo violentano con una scopa.
Il portavoce bolognese del BoBi, Filippo Boriani, consigliere comunale dei Verdi, riceve una busta con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La prossima sarà la tua”.
Autunno ’94: Edoardo Pizzotti, direttore Affari legali di Publitalia, viene licenziato in tronco dopo aver rifiutato di coprire i traffici di Dell’Utri & C. per inquinare le prove sulle false fatture del gruppo. E riceve telefonate minatorie e mute a casa, provenienti (risulta dai tabulati) da Publitalia. Un anno dopo racconta tutto testimoniando al processo di Torino contro Dell’Utri per frode fiscale: subito dopo, due figuri dal forte accento campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano così: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”.
Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare al pm Ilda Boccassini quello che sa sui giudici comprati da Cesare Previti con soldi di B. La notizia rimane segreta per sette mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale, un pony express recapita alla Ariosto una scatola in cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato, con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”.
Nel marzo 1996, dopo gli arresti, L’Espresso dedica allo scandalo Toghe sporche varie copertine con i verbali e le foto della Ariosto: il 22 maggio, a Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa della vicedirettrice Chiara Beria di Argentine.
Marzo 2001: Daniele Luttazzi mi ospita a Satyricon, su Rai2, per parlare fra B. e Cosa Nostra. Oltre alle minacce pubbliche del centrodestra, riceve lettere anonime, telefonate e visite di strani ladri in casa: “Il Giornale pensò bene di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi, col mio indirizzo di casa ben visibile. Oltre alle lettere, mi arrivarono alcuni dossier anonimi, pieni di informazioni sulla mia vita privata e le mie abitudini. Come per avvertirmi: ehi, guarda che sappiamo tutto di te”.
Negli stessi giorni Indro Montanelli, che mi ha difeso dagli assalti berlusconiani, riceve chiamate di insulti e minacce ed è costretto a cancellare le iniziali I.M. dal citofono di casa. Lo racconta a Repubblica: “La cosa più impressionante sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque, una dopo l’altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile... Quella berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto... Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo... Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato... Io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt’al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino... Queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile”.
Nel 2003 il pm fiorentino Gabriele Chelazzi, che indaga sulla trattativa Stato-mafia e i mandanti occulti delle stragi, muore all’improvviso d’infarto a 59 anni.
Nel 2006 il pentito Cosimo Cirfeta, imputato con Dell’Utri per aver depistato le indagini di mafia sull’inventore di FI, muore nella sua cella a Bari inalando il gas di un fornelletto da cucina.
Nel 2009 scoppia Puttanopoli e le due testi-chiave se la vedono brutta: Patrizia D’Addario riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara Montereale qualcuno fa esplodere l’automobile.
Nel 2012 parte il processo Ruby e il rag. Giuseppe Spinelli, cassiere di Arcore e custode dei segreti finanziari di B., viene rapito con la moglie e poi inspiegabilmente rilasciato in poche ore senz’alcun riscatto.
Il 1° marzo 2019 muore Imane Fadil: l’ultima coincidenza.

mercoledì 27 febbraio 2019

Bail in, Tria: “Erano tutti contrari. Il nostro ministro del Tesoro Saccomanni fu ricattato dal collega tedesco”

Bail in, Tria: “Erano tutti contrari. Il nostro ministro del Tesoro Saccomanni fu ricattato dal collega tedesco”

    



                                                                          TEDESCHI   




Secondo il titolare dell'Economia ci fu la minaccia che se l’Italia non avesse accettato "si sarebbe diffusa la notizia che il sistema bancario era prossimo al fallimento". Il predecessore aveva raccontato che all'Ecofin si era trovato in minoranza. Tria ha anche parlato del decreto sui rimborsi ai risparmiatori "azzerati": se fosse rimasta la formulazione presentata dal governo “sarebbero già nella fase in cui vengono pagati”, le modifiche approvate dal parlamento "hanno provocato qualche ritardo”



Al momento dell’introduzione del bail-in, la normativa che impone di gestire la risoluzione delle banche in crisi senza far gravare i costi dei salvataggi sulle casse pubbliche, in Italia “erano tutti contrari, anche la Banca d’Italia in modo discreto si oppose. Il ministro di allora era Saccomanni che fu praticamente ricattatodal ministro delle Finanze tedesco”, all’epoca Wolfgang Schaeuble, con la minaccia che se l’Italia non avesse accettato il nuovo sistema “si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento“. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo alle domande della commissione Finanze del Senato.
Tria: "Saccomanni fu praticamente ricattato da ministro finanze tedesco su Bail-In"
di Agenzia Vista
Volume 90%
di Agenzia Vista
Tria ha spiegato di aver letto alcune dichiarazioni dell’ex ministro dell’Economia al riguardo e di condividere sul bail in “l’opinione di Patuelli“, il presidente dell’Abi che ha definito la norma desueta, chiedendone l’abrogazione. “Condivido il fatto che dovrebbe essere abolito“, ha sottolineato il ministro, ma “non prevedo che in tempi brevi possa essere abolito o che ci sia una convergenza tale che si possa arrivare, almeno per ora e non so se in futuro, all’abolizione”, ha precisato.
Saccomanni disse che l’Italia era in minoranza – Fabrizio Saccomanni, che era ministro del Tesoro durante il governo Letta quando l’Ecofin raggiunse un accordo sul meccanismo di “fallimento ordinato” degli istituti, in audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle banche ha raccontato che l’Italia era a favore del bail su specifiche passività delle banche e non su quello “allargato” che poi è stato adottato. Ma il negoziato, ha detto, “si è svolto in condizioni di urgenza, si doveva chiudere l’unione bancaria entro fine 2013 perché il Parlamento concludeva il mandato” e “non c’era nessun veto possibile su quella materia, la presidenza di turno prese atto dei commenti fatti e l’Italia rimase in netta minoranza“. Un gruppo di paesi, con la Germania capofila, “era vincolato a portare avanti la linea di severità con il coinvolgimento dei creditori delle banche facendo un’artificiosa distinzione tra i contribuenti e i risparmiatori, volete salvare i primi e coinvolgere i secondi ma le due figure spesso coincidono”. Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel 2017 ha ricordato che via Nazionale all’epoca manifestò perplessità “ma non fummo ascoltati. Rendemmo poi pubblica la sostanza delle nostre riserve in un riquadro del rapporto sulla stabilità finanziaria del novembre di quell’anno”.“Ritardi nei rimborsi ai risparmiatori a causa delle modifiche del parlamento” – Restando sulle conseguenze delle nuove norme, Tria ha parlato del ritardo nel varo del decreto sui rimborsi ai risparmiatori “azzerati” dai crac bancari degli ultimi anni. “Nella formulazione originaria” presentata dal governo, ha rimarcato, “i risparmiatori sarebbero già nella fase in cui vengono pagati”. Invece le modifiche approvate dal parlamento, “che hanno creato una serie di interrogativi sul rispetto delle norme comunitarie, hanno provocato qualche ritardo”. Dall’Europa è arrivata “una richiesta di informazioni su una serie di punti, a cui abbiamo preparato una risposta in difesa della legge, con un’interpretazione che consenta di non violare le norme comunitarie”. Secondo le normative Ue, l’accertamento di una vendita fraudolenta deve essere operato da un tribunale o da un arbitrato indipendente, ma la legge di Bilancio non lo prevede, concedendo invece ai risparmiatori la possibilità di fare una semplice richiesta al Mef, che poi invierebbe la domanda a una commissione giudicante. Per evitare una sanzione da Bruxelles, il Mef ha deciso di rinviare il via libera al decreto. Così, nonostante gli annunci di martedì sera, nulla è giunto questa mattina in consiglio dei ministri.

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