sabato 16 giugno 2018

                                                         L'INVASIONE

Da Zawya a Bengasi, i predoni libici in attesa di nuovi affari

Spada di Damocle - Chi sono i capi-banda (tra faide e alleanze) con i quali trattare lo stop dai traffici
Da Zawya a Bengasi, i predoni libici in attesa di nuovi affari
Due uomini per terra, picchiati e torturati. Su di loro alcuni uomini armati del gruppo armato guidato dal generale Khalifa Haftar, capo di uno delle fazioni che si contendono il controllo del territorio in Libia. Da giorni nella città nell’estremo Est del paese nordafricano, i jet militari bombardano sulla città. Tante vittime e soprattutto centinaia di sfollati in fuga.
Nel video che nella giornata di ieri ha fatto il giro del web, si vede chiaramente un uomo uccidere i due a terra, a distanza ravvicinata. All’indignazione del popolo degli internauti libici, Haftar ha risposto che si trattava di mercenari al soldo di al Qaeda, senza far alcun riferimento ad indagini concluse o in corso. D’altronde il capo della coalizione armata sostenuta da Egitto e Emirati Arabi Uniti ha definitivamente incassato a fine maggio il riconoscimento della comunità internazionale in occasione del summit di Parigi voluto da Macron. Con la stretta di mano tra Haftar e il premier libico Fayez Serraj, suo ex rivale, Haftar oggi è in una posizione di forza tanto che l’esecuzione sommaria di due uomini da parte di alcuni dei suoi pare non lo metta in imbarazzo. Infatti anche l’Italia e le altre cancellerie da sempre sospette verso Haftar dopo che quattro anni fa si auto proclamò capo dell’esercito libico, hanno dovuto abbassare la guardia ed accettare il compromesso tra il governo Serraj a Tripoli e l’uomo forte dell’Est.
E nella giornata di ieri la nuova Italia, pare essersi ulteriormente avvicinata alla sua ex colonia. Il colonnello della Forze della Marina Ayoob Qassem si è complimentato con l’Italia per aver chiuso le porte ai migranti. In realtà il colonnello Ayoob non aveva mai accettato fino in fondo la libertà delle Ong di effettuare ricerca e soccorso in mare al largo della Libia.
Secondo Qassem le operazioni di recupero dei migranti in mare rappresentavano chiaramente la schizofrenia dell’Europa sul fronte della gestione dei flussi migratori.
Un passaggio importante che potrebbe portare a un rilancio nel breve termine della collaborazione tra Italia e Libia sul contrasto alla migrazione irregolare. Soprattutto all’indomani delle sanzioni delle Nazioni Unite contro alcuni trafficanti libici, di cui alcuni anche beneficiari diretti degli accordi siglati dall’ex ministro degli Interni, Marco Minniti.
Oltre a due eritrei accusati di far parte della rete operativa del traffico di esseri umani in Libia, nella lista nera dell’Onu sono finiti anche il capo della unità della Guardia Costiera della città di Zawiya, Abd al Rahman al-Milad, noto con il soprannome di “al-Bija”; Mohammed Koshlaf, capo della Brigata al-Nasr con cui controllava la raffineria locale e un centro di raccolta per migranti; Ahmed al Dabbashi, soprannominato “Al-Ammu”, capo della brigata Anas Dabbashi – titolare della sicurezza esterna al compound della Mellitah Oil&Gas legata all’Eni, e uno dei principali trafficanti di esseri umani nella città di Sabrata; e un altro importante trafficante di Sabrata Mussab Abu Ghrein, alias Musab Abu-Qarin.
Le sanzione contro un esponente della Guardia Costiera libica hanno creato diversi imbarazzi in Libia, e soprattutto tra le fila delle Forze della Marina. Dunque Salvini pare essere stato in grado di ricucire lo strappo con il colonnello Qassem.
Oltre al trofeo dell’apertura del porto di Valencia ai migranti salvati da SOS Mediterrane da parte del premier spagnolo Sanchez, Salvini – atteso entro la fine del mese a Tripoli – proverà a portare in Europa anche il consenso libico. Peccato che la Libia non sia famosa per il rispetto dei diritti umani.

venerdì 15 giugno 2018

                                                                ROMA ROMA


1. “QUI IL GOVERNO LO STO A FARE IO, EH! NON SO SE TI È CHIARA QUESTA SITUAZIONE!”
2. LE INTERCETTAZIONI DI LUCA PARNASI E IL SISTEMA DI RELAZIONI FINITO NEL MIRINO DEI PM
3. “I CINQUESTELLE? ORMAI SONO MIEI SODALI”. LA CENA CON GIORGETTI, GLI INCONTRI DELL'IMPRENDITORE E I FINANZIAMENTI AI PARTITI. TRA GLI INDAGATI C'È ANCHE MALAGÒ
CHE HA PRESENTATO A PARNASI IL COMPAGNO DELLA FIGLIA CON IL PRECISO SCOPO DI...
4. INQUISITO ANCHE LUIGI BISIGNANI. IL SUO NOME COMPARE PIÙ VOLTE NELLE INTERCETTAZIONI E I PM RITENGONO ABBIA OFFERTO “UN APPORTO” IN ALMENO UN CASO DI TENTATA CORRUZIONE

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Giovanni Bianconi e Fiorenza Sarzanini per “il Corriere della Sera”

luca parnasiLUCA PARNASI
Nel gennaio scorso, in vista della campagna elettorale, l' imprenditore accusato di corruzione Luca Parnasi stava tessendo la sua tela, utile per fare affari anche in un eventuale «nuovo corso» della politica italiana. Organizzava cene e incontri con i politici, si diceva a disposizione per concedere favori e regali. «Noi in questo momento - raccontava a un amico - con i 5 Stelle abbiamo una forte credibilità. Vuoi la previsione di Luca Parnasi? C' è un rischio altissimo che questi facciano il governo, magari con Salvini insieme... e quindi noi potremmo pure avere... incrociamo le dita, silenziosamente, senza sbandierarlo, un grande rapporto».
giancarlo giorgettiGIANCARLO GIORGETTI

Due mesi dopo, a urne ormai chiuse, una cena a tre fra Parnasi, Luca Lanzalone (l'ormai ex presidente di Acea, punto di riferimento dei 5 Stelle in Campidoglio) e l'attuale sottosegretario a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti, della Lega, è indicato dai carabinieri come «una delle evidenze acquisite che rivela come il dominus dell'associazione investigata (cioè Parnasi, ndr), avvalendosi dei suoi sodali, sia in grado di permeare le istituzioni pubbliche». E dunque di condizionare la politica locale e nazionale attraverso una rete che dagli iniziali rapporti con esponenti del Pd s'è estesa prima ai seguaci di Grillo e poi al centrodestra. Lega compresa.

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
Riferiscono gli investigatori ai magistrati: «Il 9 marzo 2018 Parnasi va a pranzo con Lanzalone. Nel corso dell' incontro i due disquisiscono di un incontro riservato che avverrà la sera del 12 marzo a casa di Parnasi, al quale parteciperà il parlamentare della Lega Giorgetti. Dal tenore della conversazione si evince che tale incontro deve rimanere riservato». Ma il tenore della conversazione, nell'informativa degli investigatori dell' Arma che i pubblici ministeri hanno messo a disposizione delle parti, è coperto da omissis.

Tuttavia in un altro passaggio i carabinieri scrivono che «la vicenda assume ulteriore rilievo in ragione delle disposizioni impartite da Parnasi ai suoi sodali affinché le operazioni di infiltrazione abbiano successo, con i conseguenti vantaggi economici che deriverebbero al gruppo imprenditoriale/criminale».

DE VITODE VITO
Segue la trascrizione di un' altra intercettazione del 15 marzo, dieci giorni dopo le elezioni, in cui Parnasi spiega al suo commercialista di fiducia: «Scusami, ma poi abbiamo qua altri 22.000 euro della campagna (elettorale, ndt), tu qui non hai messo le cose, la Lega ed Eyu (probabilmente una fondazione, ndr)... La Lega ed Eyu li paghiamo ad aprile, quindi... È solo di essere precisissimi, che in questo momento io mi sono (poi sussurra a bassa voce parole incomprensibili)... Il governo lo sto a fare io, eh! Non so se ti è chiara questa situazione!».
roberta lombardi is thirstyROBERTA LOMBARDI IS THIRSTY

Il 6 maggio scorso, in piene trattative per la formazione del nuovo governo, Lanzalone e Parnasi sono in un bar al centro di Roma. Annotano i carabinieri: «Parnasi parla con Lanzalone del possibile nascente governo, Lanzalone dice che gli girano le palle perché sarebbe una grande opportunità. Parnasi gli consiglia di mandare un whatsapp a Giancarlo Giorgetti "che è qua, a Roma". Poi accennano alle consultazioni al Quirinale e Lanzalone commenta la linea politica del M5S tenuta nel post elezioni, dice che conosce pochissimo quelli della Casaleggio e Associati, sono "gente molto segreta". Parnasi ribadisce di aver creato il rapporto con Giancarlo, Lanzalone ribadisce il rischio che si ripresenti la stessa situazione e ipotizza possibili sondaggi in caso di nuove elezioni, chi sale e chi scende».
luca parnasiLUCA PARNASI

Dieci giorni più tardi, commentando con un' amica i suoi rapporti con «'sto mondo dei 5Stelle», Parnasi dice: «Ormai... proprio sodali». Il 30 gennaio scorso Giulio Mangosi, cugino e collaboratore di Parnasi, «riferisce a tale Fabio che Marcello De Vito e Paolo Ferrara gli hanno chiesto di aiutare la Lombardi», candidata grillina alla Presidenza della Regione Lazio.

«Il giorno successivo risulta essere ad Ostia» e i carabinieri danno conto dell' appuntamento al quale partecipano anche il capogruppo M5S al Campidoglio Paolo Ferrara e Giampaolo Gola, assessore del X municipio, entrambi ora indagati. Due settimane dopo è Luca Parnasi a raccontare di avere in programma un incontro con Roberta Lombardi.
MATTEO SALVINI GIORGIA MELONIMATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

Dopo le elezioni, come si legge in un' altra informativa degli investigatori, «Parnasi afferma di avere la possibilità di influire anche nella formazione di una maggioranza di governo a livello regionale (Lazio). Ciò emerge in una conversazione intrattenuta dallo stesso, il giorno 23 marzo, con un uomo in corso di identificazione, che comunque sembra essere molto vicino al presidente Zingaretti. Nel corso del colloquio, Parnasi precisa di aver saputo che Salvini (Salvini) e Meloni (Giorgia) siano intenzionati a non consentire la formazione o a far saltare la maggioranza in Consiglio regionale, per scongiurare un rafforzamento di Zingaretti. Nella circostanza Parnasi aggiunge di poter interloquire con Stefano Parisi, con il quale ha un ottimo rapporto».
renata polverini francesco giroRENATA POLVERINI FRANCESCO GIRO

La circostanza che il costruttore romano distribuisse i finanziamenti in tutte le direzioni emerge da un'ulteriore intercettazione del 14 febbraio, quando chiede al suo commercialista «se ha parlato con Forza Italia e Fratelli d'Italia, ottenendo risposta positiva. Invece, citando il Pd, Parnasi precisa che provvederà personalmente l'indomani ed aggiunge, inoltre, di voler redigere una lista, evidentemente di contributi elettorali, che compilerà con l'aiuto della segretaria». Nell' elenco figura, tra gli altri, l'allora viceministro degli Esteri Francesco Giro per 5 (5.000 Euro).
giovanni malagoGIOVANNI MALAGO

In uno degli ultimi atti giudiziari compilati prima degli arresti compare la lista più aggiornata degli indagati, nella quale è compreso il presidente del Coni Giovanni Malagò. Tra le migliaia di conversazioni registrate ce n'è una del 2 dicembre 2017 nella quale «Parnasi racconta di avere intenzione di chiedere a Malagò un supporto per il progetto del nuovo stadio del Milan».
luigi bisignaniLUIGI BISIGNANI

Da altri colloqui gli investigatori sospettano che «Malagò abbia presentato a Parnasi il compagno della figlia con il preciso scopo di creare con quest' ultimo un' occasione professionale». Inquisito anche il faccendiere Luigi Bisignani. Il suo nome compare più volte nelle intercettazioni e i pubblici ministeri ritengono che abbia offerto «un apporto» in almeno un caso di tentata corruzione.

                                                          L'INVASIONE

Aquarius, così i 629 migranti sono arrivati su nave della ong. Ecco la ricostruzione

Aquarius, così i 629 migranti sono arrivati su nave della ong. Ecco la ricostruzione
I primi passeggeri a salire a bordo sono state 229 persone che erano su due gommoni. Questo intervento di soccorso diretto è stato coordinato dalla Guardia costiera italiana che ha chiesto ad Aquarius di recuperare i naufraghi: quarantaquattro erano già finiti in acqua perché l'imbarcazione era scoppiata. Gli altri 400 sono stati portati da tre motovedette militari e una motonave commerciale
Sulla nave Aquarius della ong Sos Mediterranee, ora diretta in Spagna dopo la decisione del governo italiano di non autorizzare lo sbarco, i 629 migranti ci sono arrivati nel corso di sei operazioni in mare: “Due di salvataggio e quattro trasbordi tra sabato 9 e domenica 10 giugno” spiega Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici senza frontiere. I primi passeggeri a salire a bordo sono state le 229 persone che erano su due gommoni. Questo intervento di soccorso diretto è stato coordinato dalla Guardia costiera italiana che ha chiesto ad Aquarius di recuperare i naufraghi: quarantaquattro erano già finiti in acqua perché l’imbarcazione era scoppiata.
Successivamente, in un intervallo di nove ore, tre motovedette della Guardia costiera – che avevano effettuato il soccorso – hanno accompagnato altri migranti recuperati in mare da motonavi italiane sulla nave della ong. Infine l’ultimo trasbordo – sempre su indicazione della Guardia costiera – è stato effettuato da una nave commerciale italiana che aveva salvato altre persone: in totale 400 persone. In particolare 119 persone sono state salvate dalla motonave Jolly Vanadio, 64 dalla motovedetta della capitaneria di porto 319-64, la motonave Vos Thalassa ha trasferito su due motovedette della capitaneria 88 persone, 129 sono stati recuperati dalla motonave Everest e trasferiti su Aquarius tramite motovedette. È così che sulla Aquarius i passeggeri sono arrivati a essere 629 tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

A questo punto il Mrcc (Maritime rescue coordination centre) di Roma ha indicato all’Aquarius, che ormai era a capienza piena, di dirigersi verso nord. “Quando una imbarcazione è piena si assegna un porto sicuro” spiega Bertotto; quindi è arrivata l’indicazione che il rapporto safety sarebbe stato La Valletta. Ma Malta – a cui l’Italia aveva chiesto la disponibilità – ha negato l’accesso ed è stato a questo punto che dall’Italia non è arrivata l’autorizzazione a dirigersi verso un porto siciliano: la destinazione naturale in queste situazioni. I migranti provengono per la maggior parte da Eritrea, Sudan e Nigeria. Quindi almeno per quanto riguarda le due prime nazionalità sono possibili richiedenti asilo.
“Preoccupa la prospettiva futura – dice Bertotto al Fattoquotidiano.it –. I segnali non sono positivi. Le navi devono poter sbarcare le persone soccorse il prima possibile. Ora invece ci sono tre navi destinate ai soccorsi (Aquarius, Dattilo e Orione) che per 7-10 giorni saranno impegnate in altro”. L’Aquarius e le due navi italiane, con pessime condizioni meteo, stanno navigando verso Valencia, dopo l’offerta della Spagna di accogliere i migranti”. Una soluzione “l’unica offerta, non ideale” l’aveva già definita Bertotto durante la trasmissione Zapping su Radio1 “evidentemente dal punto di vista delle condizioni delle persone che hanno attraversato il Mediterraneo, hanno vissuto settimane o mesi in centri di detenzione e sono in situazione di estrema fragilità”. Ma al di là del caso Aquarius per Msf la “situazione è problematica rispetto agli scenari che apre sul sistema di soccorso. Che è ancora necessario”. Anche perché la flotta di navi non ong impegnata nei soccorsi è “assolutamente ridotta“, se poi devono “attendere giorni per trovare un paese europeo” che accolga i naufraghi, fare una traversata alla ricerca di un porto in Spagna o Francia o chissà dove “significa smontare l’attuale sistema di soccorso che già non è perfetto, non è sufficiente”. Come testimonia anche l’ultimo naufragio su cui è intervenuta una nave Usa che halasciato dodici cadaveri in acqua.

giovedì 14 giugno 2018

                                                                      ROMA


1. ECCO PERCHE’ VIRGINIA RAGGI, DALL’ALTO DELLA SUA INESPERIENZA, SI DEVE DIMETTERE
2. SERGIO RIZZO: “IL SUO CONSIGLIERE PIU’ STRETTO E’ AI DOMICILIARI CON L’ACCUSA DI CORRUZIONE, IL CAPOGRUPPO IN CONSIGLIO COMUNALE INDAGATO, INSIEME A UN ASSESSORE MUNICIPALE E ALTRI DUE ESPONENTI DEL M5S. COME POTREBBE AFFRONTARE TALE SFACELO POLITICO UN SINDACO ELETTO DOPO AVER GIURATO ‘ONESTÀ’, SE NON RIMETTENDO IL MANDATO?
3. TUTTE LE GIRAVOLTE GRILLINE SULLO STADIO, CHE E’ PASSATO DALL’ESSERE “UNA COLATA DI CEMENTO” A OPERA DA REALIZZARE METTENDO A TACERE TUTTI I CRITICI E I DISSIDENTI
4. “PER FARE LO STADIO PAGHIAMO TUTTI”: SOLDI, AFFARI E UOMINI DEL SISTEMA PARNASI

Estratto dell’articolo di Sergio Rizzo per “la Repubblica”

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
La reazione di Virginia Raggi a ruoli invertiti è facilmente intuibile: avrebbe chiesto le dimissioni immediate del sindaco. Una richiesta sacrosanta. Il consigliere più stretto ai domiciliari con l'accusa di essere un corrotto nell' affare dello stadio della Roma. Il capogruppo in consiglio comunale indagato, insieme a un assessore municipale e altri due esponenti del Movimento 5 Stelle già candidati alle politiche del 2018. Come potrebbe affrontare tale sfacelo politico un sindaco eletto dopo aver giurato «onestà», se non rimettendo il mandato?

virginia raggiVIRGINIA RAGGI
Ben più dei singoli episodi, le 288 pagine dell' ordinanza di custodia cautelare descrivono lo scenario di un clamoroso fallimento politico per chi si era presentato come la purga del vecchio sistema del malaffare.

[…] A condurre i magistrati su questa nuova pista sono state le intercettazioni telefoniche relative a un' altra inchiesta per corruzione, quella che coinvolge l'immobiliarista Sergio Scarpellini e l' ex braccio destro della sindaca, Raffaele Marra.

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
[…] Ecco allora il solito gioco che si mette in moto, con i soliti metodi. La politica che alza qualche ostacolo perché l'imprenditore di turno scopra qual è il prezzo per farlo abbattere. E se per caso salta fuori un assessore ostinato che non ci vuole stare, tipo il responsabile dell' Urbanistica Paolo Berdini, allora il costruttore e il rispettabile avvocato mediatore lavorano insieme per metterlo fuori gioco.
virginia raggi (4)VIRGINIA RAGGI (4)

[…] È chiara una cosa: se chi governa Roma avesse profuso nella pulizia urbana e nella cura delle strade le stesse energie spese nell' operazione dello stadio, la città non verserebbe oggi in condizioni pietose. Ovviamente Virginia Raggi era all' oscuro delle trame ricostruite nelle indagini. Ma […] Lanzalone era il suo consigliere, che lei stessa ha premiato nominandolo presidente dell' Acea. Né la giustificazione che quel rispettabile avvocato genovese le sia stato imposto da altri, magari dagli stessi vertici del Movimento, potrebbe alleggerire la posizione della sindaca in questo frangente. Tutt'altro. Il fallimento politico, in ogni caso, è suo. Lei ne porta la responsabilità oggettiva. E lei ne deve trarre le conseguenze, se vuole salvare almeno una briciola di questo fantomatico nuovo che avanza.

davide casaleggioDAVIDE CASALEGGIO
2 - DA «COLATA DI CEMENTO» AL VIA LIBERA IL BLITZ DI GRILLO E LA GIRAVOLTA GRILLINA
Estratto dell’articolo di Anna Maria Greco per “il Giornale”

La svolta sullo stadio a Roma avviene quando cala nella capitale Beppe Grillo. Il 20 febbraio 2017 piomba in Campidoglio e prende in mano la situazione, piega la sindaca che si oppone. Partecipa alla riunione con la Raggi, Davide Casaleggio, il vicesindaco Luca Bergamo, la presidente della commissione Urbanistica Donatella Iorio e l'avvocato che supporta il Comune nel dossier, quel Luca Lanzalone poi diventato presidente dell'Acea e ieri arrestato.
Il via libera del Fondatore, però, arriva dopo varie giravolte. Prima spiega che la location giusta non è Tor di Valle […]
stadio della romaSTADIO DELLA ROMA

Il costruttore Luca Parnasi […] protesta contro lo stop, dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione. Le modifiche per cercare di accontentare tutti improvvisamente convincono Grillo e la Raggi. Due giorni dopo le sue prime dichiarazioni, Beppe annuncia che lo stadio si farà proprio a Tor di Valle, lo costruirà Parnasi e il referendum è saltato. Dove sono finiti i «criteri innovativi e condivisi» tanto sbandierati?

virginia raggi (3)VIRGINIA RAGGI (3)
[…] Grillo si scagliava contro le torri previste nel primo progetto e […] poi zittisce chi, tra i suoi, solleva obiezioni. Perché il Movimento è spaccato e i critici sono guidati dalla «pasionaria» Roberta Lombardi. […]

La Lombardi, in un post su Facebook boccia anche quello, parlando di «grande colata di cemento». Dal blog arriva il fulmine di Grillo: «Decidono la giunta e i consiglieri, i parlamentari pensino al loro lavoro». L' ordine è chiaro: lo stadio si deve fare. E in Campidoglio il garante del progetto è Lanzalone, che inizia a spadroneggiare senza avere alcun incarico ufficiale.

beppe grillo virginia raggiBEPPE GRILLO VIRGINIA RAGGI
Un' interrogazione urgente dell' opposizione chiede alla Raggi a quale nome parli e comandi. Lei lo difende, è l'uomo di Grillo, come si sente anche nelle intercettazioni. Il superlegale mandato dal Fondatore e da Casaleggio fa pressing sui consiglieri perché non si oppongano, spaventandoli anche con la sanzione economica. Un parere dell' Avvocatura capitolina inspiegabilmente viene secretato e nessuno tranne la Raggi lo può leggere. Salta la testa della consigliera Cristina Grancio, critica sullo stadio, che lo sollecitava. Tutto è gestito dai fedelissimi della Raggi, con la benedizione di Beppe e senza trasparenza.

luca parnasi mauro baldissoniLUCA PARNASI MAURO BALDISSONI
3 - «PER FARE LO STADIO PAGHIAMO TUTTI» IL SISTEMA PARNASI
Valentina Errante e Sara Menafra per “il Messaggero”

C'è un unico metodo per gestire progetti diversi, che vanno dallo stadio della Roma all' aspirazione di realizzare anche quello del Milan. Il metodo del giovane e rampante Luca Parnasi, che uno stretto collaboratore definisce «tutto italiano, da anni 80», e la Procura di Roma considera un vero e proprio «asset di impresa», un ramo su cui investire all' interno di «un modello di corruzione sistemica, caratterizzata da un' opzione criminale insensibile ai mutamenti politici».
LUCA LANZALONELUCA LANZALONE

Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, partite dall' inchiesta sull' imprenditore Sergio Scarpellini che ha portato in carcere il fedelissimo di Virginia Raggi, Raffaele Marra, raccontano come il costruttore sarebbe riuscito a superare gli ostacoli alla costruzione dello stadio della Roma, avvicinando le nuove forze politiche, pagando contributi elettorali, distribuendo consulenze, promettendo posti di lavoro.

Nell' impresa impossibile di superare l' opposizione Cinquestelle alla costruzione del nuovo stadio arriva grazie a un personaggio centrale, Luca Lanzalone, presidente dei Acea ma, soprattutto, consulente per il Campidoglio sul dossier stadio, Wolf per Parnasi. Ora, dopo gli arresti di ieri, si congela tutto. Da quanto apprende Il Messaggero il Comune starebbe per inviare una comunicazione alla società di Parnasi Eurnova.

LUCA PARNASI - MAURO BALDISSONI - SIMONE CONTASTA - MARCELLO DE VITO - LUCA BERGAMO - VIRGINIA RAGGILUCA PARNASI - MAURO BALDISSONI - SIMONE CONTASTA - MARCELLO DE VITO - LUCA BERGAMO - VIRGINIA RAGGI
Parnasi poco prima delle ultime votazioni, in particolare regionali di marzo scorso, dice ai suoi che vuole responsabilizzarli: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni, che poi vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici. Anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare.

Adesso è un investimento moderato, prima spendevo cifre che manco te le racconto», dice l' imprenditore nell' intercettazione che il gip Maria Paola Tomaselli definisce «il manifesto programmatico» di una associazione a delinquere che lui capeggiava e che era in grado, di volta in volta, di avvicinare esponenti politici di partiti apparentemente diversissimi tra loro.
LUCA LANZALONELUCA LANZALONE

Da un lato il Pd, con l' ex assessore Michele Civita che avrebbe fatto da tramite con la Regione perché non ponesse problemi alla cancellazione di un importante investimento urbanistico collegato allo stadio della Roma, il ponte di Traiano; da un lato un esponente locale di Forza Italia, con la speranza che «divenga assessore regionale»;

il sostegno elettorale (in chiaro) a Roberta Lombardi, funzionale, a dire dell' imprenditore, a nuovi progetti su Roma; e quando emergono le carte che parlano di un suo pagamento ad una onlus collegata alla Lega, alla preoccupazione segue il pensiero strategico: «Dimmi se sbaglio - confida a Luigi Bisignani - fa pure figo in questo momento che qualcuno dica da sinistra che Parnasi è vicino alla Lega, perché è il mondo ormai che conta».
luca parnasiLUCA PARNASI
Il momento delle elezioni regionali nel Lazio, e contestualmente delle politiche nazionali su cui pure investe, è per Parnasi delicatissimo.

LE ELEZIONI
Il 7 febbraio scorso convoca un fedelissimo per prevedere i pagamenti: «Io non voglio essere presente, esattamente l' opposto, io meno sono presente meglio è, per questo dicevo che in alcuni casi proprio perché mia mamma fa cognome Mangosi, al candidato che c' ho da dargli 5mila euro, lo faccio fa a mamma e si perde nel rivolo delle cinquecento persone... là dove devo fare duecentocinquanta...Non ti mando niente, ma dobbiamo stare pronti, da lunedì c' ho l' assalto alla baionetta». Il risultato però è presto incassato. Un suo collaboratore lo chiama il 6 marzo, all' indomani delle elezioni: «Quelli nostri, tuoi so passati!», ma l' imprenditore al telefono è prudente: «No vabbe io non c' ho nessuno».

Riccardo FraccaroRICCARDO FRACCARO
LO STADIO
Il ruolo fondamentale di Lanzalone, Parnasi lo ripete il 5 marzo scorso, quando insieme a Luigi Bisignani, è a cena in casa dell' imprenditore Pietro Salini, che gli dice di non avere rapporti con i Cinquestelle. È a questo punto che emerge quale sia stato il ruolo di Luca Lanzalone «messo da Grillo, dal professor Bonafede e da Fraccaro», è «riuscito con la Raggi, è l' unico, gli ha dato l' autorizzazione per lo stadio».

E parlando sempre del consulente del Comune aggiungono: «È colui che ha risolto veramente il tema dello stadio della Roma», l' investimento di Parnasi è centrato: «L' ho conosciuto, in una riunione, in cui io ero praticamente dato per spacciato perché avevano messo assessore all' urbanistica Paolo Berdini il quale era un pazzo totale, assoluto, matto a un certo punto la Raggi intuisce il fatto che poi alla fine se non avessi fatto lo stadio sarebbero stati problemi seri per lei».
Alfonso BonafedeALFONSO BONAFEDE

Ed è Lanzalone che promette a Parnasi di acquisire un immobile presso il Business Park dello stadio, dove trasferire la sede della società Acea. In cambio l' avvocato avrebbe ricevuto consulenze e incarichi, anche da altre società. Almeno una parcella da 54mila euro, tra le contestazioni.

PROBLEMI COL PONTE
Uno dei tanti obiettivi è ridurre i costi di realizzazione dello Stadio, anche a costo di togliere investimenti strutturali importanti. Sono due dei progettisti di Parnasi, a spiegare che ai tecnici del Comune è meglio non dire che la mancanza del ponte di Traiano darà enormi problemi di viabilità.

luigi bisignaniLUIGI BISIGNANI
«Levando il ponte sul Tevere quello che si viene a creare è che sulla via Del Mare...si crea caos di nuovo sulla Roma Fiumicino, ingresso a Roma ovviamente perché prima di questo si caricava sulla via Ostiense, adesso non c' è più la connessione sul Tevere», spiega Luigi Vergelli. E Luca Caporilli, altro progettista di Parnasi: «Va be ma tu questo non lo dire». Ma non basta, una volta incassato l' affare, l' idea di Parnasi era vendere il terreno dello stadio ad una società, la Dea Capital, incassando più di 200 milioni a fronte dei 42 spesi.

I MERCATI GENERALI
Lanzalone è pronto ad assistere Parnasi anche in una causa da 70milioni di euro contro l' amministrazione comunale. Quella dei «Magazzini generali». Scrive il gip: «A sussistenza di un vero e proprio sodalizio tra il Parnasi ed il Lanzalone che, in una assoluta confusione di ruoli, concertano di lavorare insieme al fine di perseguire ognuno i propri personali interessi attraverso la reciproca soddisfazione di quelli dell' altro. Ciò in totale spregio, per il pubblico funzionario, dell' interesse pubblico e delle regole di imparzialità e correttezza che dovrebbero presidiare l' attività della pubblica amministrazione e che vengono con assoluta spregiudicatezza disattese».

I CINQUESTELLE
roberta lombardiROBERTA LOMBARDI
Parte dal basso Luca Parnasi e per arrivare al capogruppo pentastellato in Campidoglio, Paolo Ferrara, avvicina l' assessore allo sport del X municipio Gianpaolo Gola, al quale Parnasi promette un' assunzione nella As Roma o al Coni. Così arriva a Ferrara e poi tenta di salire e finanziano la campagna elettorale di Roberta Lombardi. Così l' imprenditore, scrive il gip «rafforza i suoi legami con Ferrara e con Marcello De Vito che gli hanno avanzato tale richiesta, ricomprendo rilevanti incarichi nell' ambito dell' amministrazione capitolina».

Si legge ancora nell' Ordinanza: «La Lombardi oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei Cinque Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale di tale compagine nelle elezioni politiche, a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all' esito del voto». Al consigliere Gola che gli chiede un appuntamento a quattr' occhi perché aspira ad un posto di lavoro, dopo aver parlato dei progetti su Coni e As Roma spiega i suoi veri interessi: «Mi serve una persona come te, che abbia conoscenza del mondo cinque stelle».
LUCA LANZALONELUCA LANZALONE

I PROGETTI
E Parnasi dopo avere incassato il risultato stadio non intende fermarsi: «Noi fatto lo stadio - dice intercettato - dobbiamo decidere cosa fare a Roma, dobbiamo capitalizzare il super rapporto che abbiamo con questo qua», dice a un collaboratore riferendosi a Ferrara. E i progetti da fare approvare sono un centro commerciale in località Pescaccio e la valorizzazione dell' immobile ex Fiat collocato in Roma viale Manzoni. Ma in programma c' è anche altro. Lanzalone gli assicura che Acea acquisterà un immobile presso il Business Park dello stadio e lì trasferirà la sede della società.

IL SOPRINTENDENTE
STADIO ROMASTADIO ROMA
Nelle carte dell' inchiesta sullo stadio c' è il nome di Francesco Prosperetti, il capo della Soprintendenza archeologia e paesaggio di Roma. È il dirigente pubblico che ha cassato il vincolo sulle tribune del vecchio ippodromo di Tor di Valle. Secondo il gip: «Gli esponenti del sodalizio - scrivono i pm - hanno assoldato l' avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del Mibact, per avvicinare il soprintendente e consentire una diretta interlocuzione dei sodali con il predetto».

L'obiettivo è chiaro: far archiviare la proposta di vincolo portata avanti dalla vecchia soprintendente, Margherita Eichberg. È una mossa fondamentale, perché il blocco avrebbe precluso la realizzazione del progetto. Parnasi non schiera solo Santini.
Le indagini hanno rivelato il ruolo dell' architetto Paolo Desideri, amico di Prosperetti e datore di lavoro della figlia del soprintendente.

STADIO ROMASTADIO ROMA
Desideri sarebbe stato incaricato dal gruppo Parnasi - «pochi minuti dopo l' incontro con il soprintendente ed apparentemente su proposta dello stesso», c' è scritto nell' ordinanza - di redigere il progetto per il ricollocamento delle campate o della tribuna dell' ippodromo.
Sempre di Desideri è il progetto della stazione di Tor di Valle, tra le opere connesse alla realizzazione dello stadio. E la figlia di Prosperetti, annotano i pm, lavora per conto della società Abdr, di cui Desideri è socio e procuratore. Per gli inquirenti, non sarebbe pagata direttamente dallo studio, ma da altri professionisti a loro volta retribuiti dall' azienda. Il 15 giugno 2017 il ministero, sulla base di un parere emesso da Prosperetti, cassa il vincolo.