lunedì 27 gennaio 2020

                                                                        SHOAH


QUANDO L'ORRORE SUPERA L’IMMAGINAZIONE – L’AGGHIACCIANTE PROFEZIA DI HUGO BETTAUER, CHE GIÀ NEL 1922 IMMAGINAVA LO STERMINIO DEGLI EBREI IN UN LIBRO ORA RIPUBBLICATO IN ITALIA DA “CHIARELETTERE” - LA TRAMA DRAMMATICAMENTE SIMILE A QUELLA DELLA SHOAH: UN GIORNO IL CANCELLIERE AUSTRIACO FA APPROVARE DAL PARLAMENTO ALCUNE LEGGI CHE OBBLIGANO GLI EBREI AD ANDARSENE E… – VIDEO
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Giordano Tedoldi per “Libero Quotidiano”

hugo bettauer la citta' senza ebreiHUGO BETTAUER LA CITTA' SENZA EBREI
Nel suo importante saggio I volonterosi carnefici di Hitler, lo storico Daniel Goldhagen scrive: «Non v' è dubbio che nel 1939 la Germania fosse ormai riuscita a conseguire la morte civile degli ebrei». Per la morte effettiva, ci sarebbe voluto ancora qualche anno.

Ma già dall' ascesa al potere di Hitler, nel 1933, la discriminazione degli ebrei venne avviata con la caratteristica energia del regime nazista. Tuttavia, come si sa, l' antisemitismo è fenomeno più antico di Hitler, che ne è stato l' esponente più fanatico e ferocemente organizzato. È interessante, per capire l' antisemitismo, spostare indietro le lancette della storia di una decina d' anni, e rileggere un curioso romanzo uscito a Vienna nel 1922, La città senza ebrei, firmato da un non meno curioso personaggio, Hugo Bettauer, e da poco ripubblicato da Chiarelettere (128 pagg., 14 euro). Sembra una favola, perché ha un tono leggero e quasi trasognato.
hugo bettauerHUGO BETTAUER

Ma il contenuto è, alla luce di quanto riserverà il futuro, agghiacciante: si racconta che un giorno, a Vienna, sostenuto dalla maggioranza popolare, il cancelliere e ministro degli Esteri cristianosociale Schwertfeger proponga e faccia approvare dal parlamento alcune leggi che obbligano gli ebrei a sloggiare dall' Austria.

LO SCENARIO
treno olocausto 1TRENO OLOCAUSTO 1
La storia del romanzo, che si sviluppa in brevi capitoli somiglianti quasi a vignette (Bettauer fu prolifico giornalista e romanziere, aveva la penna facile per la prosa arguta e rapida, pur non essendo un Karl Kraus) o a scene cinematografiche (da un suo romanzo, La via senza gioia, un maestro dell' espressionismo tedesco, Georg W. Pabst, trasse un film con Greta Garbo) è tanto esile quanto chiara: dopo la forzata dipartita degli ebrei, le finanze austriache vanno prevedibilmente a picco, i negozi più eleganti si svuotano, le prostitute non possono più mantenere i loro giovani amanti ariani con i soldi dei protettori giudei, le raffinate e costose pasticcerie vengono sostituite da spacci di würstel e birra, agli eleganti capi parigini sfoggiati dalle dame israelitiche si sostituisce la triste moda indigena del loden e degli scarponi chiodati.
reparto maternita 1942REPARTO MATERNITA 1942hitlerHITLER

Insomma, come dice a un certo punto l' avvocato dottor Haberfeld, ariano purosangue: «Vienna senza gli ebrei si sta trasformando in uno stagno!» Nemmeno l' operetta aiuta più (si ricordi che la famiglia Strauss, quella dei valzer di Capodanno e dell' operetta Il Pipistrello, era ebraica), al suo posto i compositori ariani non riescono a sfornare altro che "polpettoni". Per non parlare del disastro all' Opera di Vienna, falcidiata dei suoi migliori musicisti in quanto ebrei.
auschwitz 9AUSCHWITZ 9

Quest' ultimo particolare è uno dei tanti spunti del romanzo che, salito Hitler al potere, diverrà tragica realtà quando Furtwaengler, il direttore dei leggendari Filarmonici di Berlino, dovette fare i conti con un' orchestra privata di musicisti di prim' ordine, e con l' imposizione di non eseguire musiche di autori, come Mendelssohn, di origine israelitica.

hugo bettauer 1HUGO BETTAUER 1
L' ipotesi che la cacciata degli ebrei avrebbe rappresentato un enorme danno non solo economico, ma anche culturale, è messa debitamente a fuoco nel romanzo. E non si avrebbe torto di dire che, se la Mitteleuropa è caduta politicamente alla fine della Prima guerra mondiale, il suo definitivo, corporale annichilimento, per via della capillare persecuzione nazista che ha svuotato i paesi dell' Europa centrale di scrittori, musicisti, scienziati non sostituibili (arricchendo economicamente e culturalmente altri paesi, come l' America), è avvenuto solo con la fine della Seconda guerra.

LA BEFFA
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Ma abbiamo detto che Bettauer, che pure si guadagnò le lodi di Robert Musil, non è Karl Kraus. Infatti la sua beffa, nonostante la mordacità con cui finge di piangere lacrime per «il vecchio austriaco purosangue che presto si sarebbe visto solo nei libri» minacciato dall' astuzia e dall' intraprendenza ebraica, conserva una leggerezza lontana dall' acida cattiveria di Kraus, e che lo avvicina, piuttosto, alle pallide speranze di convivenza con l' oppressore, nutrite, prima della fuga e del suicidio, da Stefan Zweig. Si ha la sensazione che Bettauer si augurasse che la minaccia antisemita, una volta messa in burla con tinte sarcastiche ma non particolarmente aggressive, sarebbe stata disinnescata.
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Così la storia della Citta senza ebrei si conclude con l' inevitabile ritorno dei perseguitati in un' atmosfera addirittura di apoteosi. Ma la tolleranza riconquistata che Bettauer si augurava, quell' accoglienza che avrebbe dovuto seguire al delirio antisemita, non doveva trovar posto nella storia, e il primo a farne le spese fu proprio lui, assassinato da un fanatico nazista, nel 1925, mentre si trovava nella redazione di uno dei tanti giornali cui collaborò o che fondò.
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L' assassino, difeso da avvocati vicini al nazionalsocialismo, scontò una breve pena e venne liberato. Si dimostrava così che, a Vienna, uccidere uno scrittore avendo come movente l' antisemitismo era legittimo. Privo di ogni resistenza interna, Hitler marciava a grandi passi verso la presa del potere che gli consentì di mettere in pratica quanto Bettauer aveva operettisticamente rappresentato con animo ancora ingannato dalla speranza.
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venerdì 24 gennaio 2020

                                                                     MAFIE


“SE VOLETE SCOPRIRE I VERI MANDANTI DELLE STRAGI INDAGATE SUL MIO ARRESTO” - DOPO 26 ANNI DI CARCERE DURO, GIUSEPPE GRAVIANO, IL BOSS CHE CUSTODISCE I SEGRETI DEI RAPPORTI TRA MAFIA E POLITICA, DECIDE DI PARLARE E LANCIA I SUOI “PIZZINI”: “C'ERANO DEGLI IMPRENDITORI DI MILANO A CUI INTERESSAVA CHE LE STRAGI NON SI FERMASSERO, E CHE BISOGNAVA ELIMINARE UN MINISTRO DELL'INTERNO AFFINCHÉ…” - I RIFERIMENTI A DELL’UTRI, BERLUSCONI E QUEL PROVINO DI GAETANO D’AGOSTINO AL MILAN…
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Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

GIUSEPPE GRAVIANOGIUSEPPE GRAVIANO
Improvvisamente il boss delle stragi decide di parlare e lancia messaggi. Dopo 26 anni di «carcere duro» Giuseppe Graviano - l'uomo che custodisce i segreti dei rapporti tra mafia e politica mentre Cosa nostra disseminava l'Italia di bombe, tra il 1993 e il '94 - incrina il muro di silenzio: per la prima volta accetta di rispondere all'interrogatorio del pubblico ministero e dei giudici, pronunciando frasi che sanno di avvertimento.

GIUSEPPE GRAVIANO IN BERMUDA NEL CARCERE DI ASCOLI PICENOGIUSEPPE GRAVIANO IN BERMUDA NEL CARCERE DI ASCOLI PICENO
«Se volete scoprire i veri mandanti delle stragi indagate sul mio arresto», dice al pubblico ministero Giuseppe Lombardo nel processo in cui è imputato, insieme al capo 'ndrangheta Rocco Filippone, dell' omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Giuseppe Garofalo, uccisi a Reggio Calabria il 18 gennaio 1994, e il ferimento di altri quattro militari dell' Arma, in quello stesso periodo; delitti collegati agli attentati del '93 di Firenze, Roma e Milano per costringere - secondo l'accusa - lo Stato e il partito nascente Forza Italia a scendere a patti con la mafia.

MARCELLO DELL UTRI E SILVIO BERLUSCONIMARCELLO DELL UTRI E SILVIO BERLUSCONI
Graviano fu arrestato a Milano il 27 gennaio 1994, dieci giorni dopo il duplice omicidio in Calabria, in compagnia del fratello Filippo (anche lui ergastolano) e del palermitano Giuseppe D'Agostino, padre dell'ex calciatore Gaetano che ha giocato in serie A con la Roma, la Fiorentina e altre squadre, che era andato a trovarlo.

«D'Agostino è stato coinvolto a sua insaputa - dice oggi Graviano -, era la prima volta che veniva a Milano, l' hanno avvicinato con la storia che doveva far fare al figlio un provino con il Milan Se indagate su questo arriverete ai mandanti delle stragi».

GAETANO DAGOSTINOGAETANO DAGOSTINO
È noto, perché è emerso nei processi a suo carico, che a segnalare al Milan l' allora calciatore-bambino fu Marcello Dell' Utri, il quale ha appena finito di scontare sette anni di pena per associazione mafiosa; dunque è inevitabile collegare al suo nome l' accenno chirurgico del boss. Così come è difficile non pensare a Silvio Berlusconi quando Graviano aggiunge: «Durante la detenzione mi è stato riferito che c' erano degli imprenditori di Milano a cui interessava che le stragi non si fermassero, e che bisognava eliminare un ministro dell' Interno affinché non intervenisse per bloccare questa situazione...».

Gaspare SpatuzzaGASPARE SPATUZZA
Il capomafia non dice chi gliel' ha raccontato («io rispetto chi mi fa le confidenze, era un detenuto napoletano»), ma sa benissimo che tutti pensano al fondatore di Forza Italia perché quel nome l' ha ripetuto lui stesso, più volte, nei colloqui in carcere con il compagno di detenzione Umberto Adinolfi (campano, guarda caso) intercettati nel 2016. Sono le registrazioni in cui Graviano parlava della «cortesia chiesa da Berlusca» che poi «fece il traditore», e che hanno determinato la riapertura delle indagini per strage sull' ex presidente del Consiglio e su Dell' Utri.

SILVIO BERLUSCONI E MARCELLO DELL UTRISILVIO BERLUSCONI E MARCELLO DELL UTRI
Il boss non smentisce quelle intercettazioni, anzi sostiene che sono l'unico elemento di verità riportato nelle carte che l' accusano degli omicidi e dei ferimenti dei carabinieri in Calabria. Il resto, i racconti dei pentiti, lui assicura che sono tutte bugie. A cominciare dalle deposizioni di Gaspare Spatuzza, l'ex mafioso che ha riscritto la storia della strage di via D' Amelio in cui morì Paolo Borsellino e che ha rivelato ciò che gli disse Graviano al bar Doney di via Veneto a Roma, nell' ottobre del '93: «Ci siamo messi il Paese nelle mani grazie all' accordo con Berlusconi, quello di Canale 5, e con il nostro paesano Dell' Utri. Ma bisogna fare ancora un po' di morti, e in Calabria hanno già cominciato». Un riferimento, per l' accusa, agli spari di Reggio contro i carabinieri.

PAOLO BORSELLINOPAOLO BORSELLINO
Oggi il boss dice che lui non è mai stato in via Veneto con Spatuzza, un bugiardo che dichiara il falso come tanti altri collaboratori di giustizia, pur giudicati attendibili. Graviano sa che le dichiarazioni di un capomafia non pentito valgono quello che valgono, ma ha ugualmente deciso di parlare, in video-conferenza dalla prigione in cui è rinchiuso, seduto a un tavolo traboccante di verbali e sentenze da consultare.

Per poterle interpretare e spiegare, in cella sta ascoltando le intercettazioni del 2016, ma non ha ancora finito. Per questo l' interrogatorio di Graviano proseguirà il 7 febbraio, quando sarà chiamato a rispondere (o a lanciare altri messaggi) delle parole da lui stesso pronunciate su Berlusconi e i presunti tradimenti.

venerdì 17 gennaio 2020

                                                                   SHOAH
 


PERCHÉ IL CAMPO DI AUSCHWITZ FU IGNORATO DALL’OCCIDENTE? LO STERMINIO DEGLI EBREI INIZIO' NEL 1941.GIÀ NELL'ESTATE DEL 1942 IL “DAILY TELEGRAPH” SCRISSE DI UN MILIONE DI EBREI UCCISI. MA ANCHE COLORO CHE SI OPPONEVANO AL NAZISMO DECISERO DI NON CREDERE A QUELLE NOTIZIE - IL 4 APRILE DEL 1944 UN AEROPLANO USA VOLÒ SU AUSCHWITZ E SCATTÒ FOTO ASSAI NITIDE (RIMASTE INSPIEGABILMENTE SEPOLTE NEGLI ARCHIVI DELLA CIA FINO AL 1979) – VIDEO
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Paolo Mieli per il “Corriere della Sera”

ELIE WIESELELIE WIESEL
Elie Wiesel aveva quindici anni nel 1944, quando venne deportato ad Auschwitz assieme a suo padre, sua madre e le sorelle Hilda, Bea e Tzipora. Fu l' unico della sua famiglia che riuscì a sopravvivere. Dopo la liberazione, notò vent' anni fa Harald Weinrich in Lete (il Mulino), Wiesel subì la «tentazione dell' oblio». Nei primi tempi in cui fu restituito alla vita, «per circa dieci anni», sottolineò Weinrich, in lui «l' oblio si legò al silenzio, in un' alleanza problematica».

Successivamente Wiesel iniziò a parlare e a scrivere per il pubblico, diventando, conformemente alla tradizione chassidica della sua famiglia, un «narratore di storie». E venne, anche per lui, il tempo di parlare di Auschwitz.
auschwitzAUSCHWITZ

primo leviPRIMO LEVI
Primo Levi iniziò molto prima. Fu liberato da Auschwitz il 27 gennaio del 1945. Aveva ventisei anni. Presto si mise a scrivere e nel 1947 diede alle stampe Se questo è un uomo , per la piccola casa editrice torinese De Silva. Il libro restò praticamente invenduto, la De Silva fallì e, fece notare Weinrich, anche «i ricordi di Levi caddero nell' oblio». O almeno così sembrò. Anche qui per una decina d' anni.

PRIMO LEVIPRIMO LEVI
Nel 1958 Einaudi ripubblicò quel testo di Primo Levi che, negli anni, divenne un successo mondiale. Per entrambi, forse per tutti, Auschwitz aveva evidentemente bisogno di bagnarsi nelle acque di Lete, il fiume dell' oblio, prima di assumere al cospetto del mondo intero il ruolo che la storia avrebbe assegnato al suo nome, indissolubilmente legato allo sterminio degli ebrei. E non solo degli ebrei.
hitlerHITLER

OTTO FRIEDRICH - IL REGNO DI AUSCHWITZOTTO FRIEDRICH - IL REGNO DI AUSCHWITZ
Il regno di Auschwitz , di cui si occupa lo straordinario libro del giornalista e storico statunitense Otto Friedrich, che esce domani per l' editrice Solferino, sarà il più grande. Il campo di Auschwitz fu creato dal nulla in diverse tappe, l' ultima tra il dicembre del 1941 e la metà dell' anno successivo, nella Polonia occupata, in una località sperduta nelle piane paludose della Vistola. E crebbe fino a diventare un «impero penitenziario di circa centocinquantamila abitanti», una città delle dimensioni di Tangeri o Aberdeen.

adolf eichmannADOLF EICHMANN
Friedrich, per concentrarsi sul Regno di Auschwitz , ha ripreso in mano le carte del processo di Francoforte (dicembre 1963-agosto 1965), dal quale erano emersi particolari agghiaccianti.

Particolari che però fuori dalla Germania occidentale non avevano avuto il risalto che avrebbero meritato. Perché? Il processo era stato voluto dal procuratore capo dell' Assia Fritz Bauer, il quale - non fidandosi dei suoi connazionali - aveva precedentemente collaborato con i servizi segreti israeliani per la cattura di Adolf Eichmann.

fritz bauerFRITZ BAUER
Successivamente Bauer aveva delegato all' indagine su Auschwitz alcuni collaboratori (Joachim Kügler, Georg Friedrich Vogel e Gerhard Wiese) sufficientemente giovani da non essere stati coinvolti nelle vicende che si accingevano ad approfondire. Le indagini durarono quattro anni e furono spesso ostacolate, talvolta sabotate, dalle autorità della Repubblica federale tedesca.

rudolf hoss 1RUDOLF HOSS 1
Dalle sue carte Friedrich capì che lo sterminio degli ebrei aveva avuto inizio assai prima che nella conferenza di Wannsee (convocata il 20 gennaio 1942 dall' alter ego di Heinrich Himmler, Reinhard Heydrich) venisse decisa la «soluzione finale», cioè la totale eliminazione degli israeliti. L' idea di costruire Auschwitz era stata di Himmler, che aveva affidato l' impresa al maggiore delle SS Rudolf Höss, il quale al processo di Norimberga esagerò, persino, attribuendosi la responsabilità di aver eliminato due milioni e mezzo di individui (il conto lo avrebbe tenuto Adolf Eichmann) più «un altro mezzo milione morti per fame e malattie».

scarpe dei prigionieri di auschwitzSCARPE DEI PRIGIONIERI DI AUSCHWITZmerkel auschwitzMERKEL AUSCHWITZ
In seguito Höss sostenne che tale cifra gli pareva «eccessiva» e la ridusse a 1.135.000. Il 14 giugno 1940 giunsero ad Auschwitz i primi 728 prigionieri politici polacchi che furono destinati alla costruzione del campo. A loro poi se ne aggiunsero altri che furono fatti lavorare come schiavi.
I prigionieri arrivano ad AuschwitzI PRIGIONIERI ARRIVANO AD AUSCHWITZ

baracca delle donne a auschwitzBARACCA DELLE DONNE A AUSCHWITZ
Nel giugno del 1941, quando appresero che Hitler aveva invaso l' Urss, gli internati ritennero che l' allargamento del conflitto avrebbe portato alla loro liberazione. E festeggiarono. Presto però dovettero accorgersi che stava invece per iniziare una stagione ancora più infernale della precedente. Höss riferì (a Norimberga) che con l' arrivo dei prigionieri russi lui stesso aveva assistito a casi di cannibalismo: i nuovi prigionieri, disse, «non erano più esseri umani».
rudolf hossRUDOLF HOSS

ADOLF HITLERADOLF HITLER
Dei dodicimila russi internati nell' autunno del 1941, solo centocinquanta sopravvissero fino all' estate successiva. Höss raccontò di aver deciso - assieme ad Eichmann - l' uso del gas Zyklon B per «sveltire» l' eliminazione dei reclusi già nell' estate del 1941 e che la prima «sperimentazione» fu fatta, in sua assenza, dal vicecomandante Karl Fritzsch il 3 settembre 1941.
hitlerHITLER

Tadeusz BorowskiTADEUSZ BOROWSKI
Venne poi il turno degli ebrei. Il primo cosiddetto Transport Juden giunse alla stazione di Auschwitz il 26 marzo 1942: portava 999 donne provenienti dalla Slovacchia. La stazione - scrisse il poeta Tadeusz Borowski, sopravvissuto a tre anni di internamento - appariva «piccola e graziosa una piazzetta di ghiaia chiara incorniciata da alti castagni». Le deportate non fecero però in tempo a compiacersi di questo quadretto idilliaco: «Vennero spogliate», racconta Friedrich, «rapate a zero, tenute in piedi per un appello che durò ore intere, picchiate, spedite a lavorare in gruppi e di nuovo picchiate».

Hitler su archivio PatheHITLER SU ARCHIVIO PATHE
Dopodiché i nuovi arrivati furono divisi in due gruppi: i più, a cominciare da vecchi e bambini, venivano mandati direttamente a morte; quelli che apparivano in grado di lavorare venivano invece «salvati» anche se molti di loro sarebbero poi deceduti per stenti e malattie. Come è possibile allora che quella stazioncina potesse apparire a coloro che arrivavano ad Auschwitz, quasi un miraggio.

processo su auschwitzPROCESSO SU AUSCHWITZ
Wiesel nel libro La notte (Giuntina) ha provato a spiegare perché. La vita nei ghetti autoamministrati della Polonia occupata dai nazisti era parsa in qualche modo accettabile: gli ebrei pensavano perfino di trovarsi «in condizioni migliori che in passato completamente autonomi, in una piccola repubblica ebraica». Wiesel ricorda che la sera prima della deportazione «le donne continuavano a cucinare uova, arrostire carne, preparare torte; i bambini gironzolavano dappertutto». Il giorno successivo, nei treni, sarebbe invece iniziato l' incubo.
AUSCHWITZ DONNEAUSCHWITZ DONNE

I nazisti stipavano gli israeliti in vagoni dove non c' erano né cibo, né acqua, né servizi igienici, né aria. «Chi aveva portato con sé un panino o della frutta si trovava presto a dover lottare per difendere il suo piccolo tesoro e quando queste misere riserve erano finite non rimaneva più nulla». I bambini «piangevano in continuazione, i vecchi deperivano e morivano». I cadaveri «restavano dove erano, tra le sconquassate valigie tenute insieme con lo spago». A volte i treni venivano lasciati fermi su binari morti per giorni e notti intere: nei vagoni sigillati si continuava a piangere, urlare, a morire, a calpestare i morti e alla fine poteva capitare che il numero di cadaveri rimasti su quei convogli superasse quello di chi ne usciva vivo.

Auschwitz a colori 1AUSCHWITZ A COLORI 1
Borowski ricevette l' incarico di pulire un vagone che aveva trasportato un centinaio di suoi correligionari: «Negli angoli», raccontò, «in mezzo a escrementi umani e orologi abbandonati giacevano i corpi senza vita di bambini schiacciati e calpestati, piccoli mostri nudi con teste enormi e pance gonfie». Talché per i deportati quando il treno finalmente si fermava in quella piccola cittadina sconosciuta, l'«arrivo» poteva apparire come «una sorta di liberazione». La fine di un incubo, appunto.

auschwitz birkenauAUSCHWITZ BIRKENAU
E in qualche modo l' inganno poteva continuare. Auschwitz, ricostruisce Friedrich, era «una società di complessità straordinaria». Per questo nel titolo del libro compare la parola «regno». Aveva il proprio stadio di calcio, la propria biblioteca, un laboratorio fotografico, perfino un' orchestra sinfonica. Nascondeva organizzazioni clandestine polacche di ispirazione nazionalista e altre di matrice comunista («i cui membri combattevano e a volte si uccidevano tra loro»). C' erano poi gruppi della Resistenza austriaca, russa, slovacca e francese.

LE SS MENGELE HOESS E KRAMERLE SS MENGELE HOESS E KRAMER
Vi si tenevano clandestinamente funzioni religiose di ogni culto: cattolico, protestante, ebraico. Il campo di sterminio ospitava anche un bordello, al quale «potevano accedere coloro che, tra gli internati, godevano di maggiori privilegi», quelli che «ottenevano permessi per buona condotta».

Le ragazze più belle erano invece costrette a diventare amanti di un qualche gerarca nazista. Anche Rudolf Höss ne ebbe una, Eleonora Hodys. A quelle giovani donne era consentito farsi ricrescere i capelli, il che però costituiva un marchio di infamia. Nel libro Cilka' s Journey , la scrittrice australiana Heather Morris ha ricostruito la vicenda di una di queste «fortunate», Cecilia Kovachova che, una volta libera, fu accusata dai russi di aver «collaborato» con il nemico e venne internata in un lager staliniano.

gerarchi nazisti ad auschwitzGERARCHI NAZISTI AD AUSCHWITZ
La Hodys fu ancora più sfortunata: restò incinta di Höss e quando lui venne a saperlo ordinò che fosse gassata; fu salvata dal comandante del Blocco 11, Maximilian Grabner (anche lui sotto inchiesta per aver avuto una relazione con un' internata ebrea), e mandata - grazie al giudice Konrad Morgen - a Monaco, lontano da Auschwitz. Ma, prima che la guerra finisse, fu uccisa dalle SS.

Sul caso dell' amante di Rudolf Höss indagò anche il Morgen di cui si è testé detto, un magistrato in forza alle SS mandato ad Auschwitz per investigare sui fenomeni di corruzione che infestavano il campo di concentramento. In particolare Morgen fece indagini sul cosiddetto «Canada», un agglomerato di trenta baracche dove finivano le proprietà dei reclusi che avevano un qualche valore.

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Proprietà che in teoria avrebbero dovuto essere spedite al comando delle SS di Berlino, ma furono invece «immagazzinate» in quello che, scrive Friedrich, presto divenne il «più grande mercato nero d' Europa». Allorché nel gennaio del 1945 il campo fu liberato dai russi, i nazisti provarono a incendiare il «Canada», ma riuscirono a distruggere solo ventiquattro baracche su trenta e i sovietici trovarono una quantità incredibile di oggetti appartenuti agli ebrei: 863.255 abiti da donna, 38.000 scarpe da uomo, persino 13.964 tappeti Ma Morgen aveva fatto in tempo a far arrestare e condannare Grabner, coinvolto nello scandalo, il quale dopo la guerra sarebbe stato riprocessato e condannato a morte in Polonia.
Auschwitz schiaviAUSCHWITZ SCHIAVI

I tentativi di fuga da Auschwitz furono più di seicento. Quando qualcuno mancava all' appello, suonava una sirena e i prigionieri venivano portati all' aperto, dove dovevano aspettare sull' attenti mentre un plotone di SS con i cani inseguiva i fuggitivi. Due terzi dei quali furono ripresi, torturati per scoprire se qualcuno li aveva aiutati. Poi venivano portati in giro con al collo un cartello in cui era scritto «Evviva! Sono tornato» e infine impiccati.

Auschwitz selezione detenutiAUSCHWITZ SELEZIONE DETENUTI
Che cosa ne fu di quei pochi che riuscirono a darsi alla macchia? Possibile che nessuno abbia fatto giungere fuori dalla Germania notizie di quell' inferno? In realtà già nel novembre del 1940 un ufficiale polacco, Witold Pilecki, si era fatto internare ad Auschwitz per organizzare un movimento di resistenza e raccontare poi delle condizioni di vita del lager. Nell' estate del 1942 le notizie presero a circolare e a Londra il «Daily Telegraph» scrisse di un milione di ebrei uccisi nell' Europa orientale. Il 4 aprile del 1944 un aeroplano da ricognizione statunitense volò su Auschwitz e scattò foto assai nitide (rimaste inspiegabilmente sepolte negli archivi della Cia fino al 1979).
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Nell' estate del 1944 due fuggiaschi da Auschwitz, Rudolf Vrba e Alfred Weczler, confermarono e ampliarono le informazioni di cui già in molti sapevano. Ma anche coloro che si opponevano al nazismo decisero di non credere a quelle notizie. E il tutto rimase - come ha scritto Walter Laqueur in un libro edito in Italia da Giuntina - un «terribile segreto». Che fu poi svelato molto (troppo) per gradi finché, meritoriamente, Otto Friedrich ha descritto quell' inferno in ogni suo dettaglio.

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Il libro di Friedrich racconta tutto: una rivolta ben organizzata nell' ottobre del 1944, le dispute religiose sul senso di quell' incubo, i tentativi di Himmler di distruggere le prove dell' accaduto, le ultime impiccagioni del 6 gennaio 1945. Infine la bolgia conclusiva della «liberazione», nel corso della quale i sopravvissuti avrebbero ritrovato - pur senza la nota claustrofobica - il disorientamento che avevano conosciuto nei vagoni sigillati. Questa è stata Auschwitz.
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